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"Assumete anche se scade il permesso di soggiorno"

Ultima sentenza di giudici pro clandestini. Condannata la Adecco: "Misura neutra ma in realtà discriminatoria"

"Assumete anche se scade il permesso di soggiorno"
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Assumere anche se il permesso di soggiorno sta per scadere. È questa l'ultima trovata delle toghe pro immigrazione. A stabilirlo è una sentenza firmata dal Tribunale di Milano, che ha condannato l'azienda Adecco per discriminazione.

Il verdetto è netto. L'azienda dovrà "adottare una direttiva interna con la quale si dispone che i dipendenti incaricati della selezione non tengano conto della data di scadenza del permesso di soggiorno dei candidati". Così si legge sulle carte in possesso de Il Giornale.

A gridare allo scandalo è stata la Cgil Lombardia. Motivo? Una presunta politica discriminatoria nelle assunzioni a tempo determinato.

Secondo il sindacato, Adecco avrebbe adottato una prassi discriminatoria nella selezione dei lavoratori stranieri. Si legge nella sentenza che l'azienda, "con riferimento ai candidati con cittadinanza extra Ue con permesso di lavoro a tempo determinato, li escludeva dalla selezione se la richiesta dell'utilizzatore era per un periodo di lavoro eccedente la durata residua del permesso di soggiorno, o comunque offriva a detti lavoratori solo rapporti di lavoro di durata pari a quella residua del permesso.

In sostanza, l'azienda evitava di assumere lavoratori il cui permesso sarebbe scaduto prima della fine del contratto, rischiando così di ritrovarsi con persone irregolari sul posto di lavoro. Una scelta di buon senso? Non per quella magistratura che ormai sembrerebbe giocare apertamente a favore perfino di potenziali clandestini.

Il giudice del Tribunale di Milano ha infatti accertato il carattere discriminatorio di questa prassi. La motivazione è tutta nel diritto europeo: "Secondo il diritto Ue, anche una misura apparentemente neutra, che produce effetti sfavorevoli anche minimi ma sistematici verso un gruppo protetto in questo caso stranieri con permesso di soggiorno può costituire discriminazione indiretta".

Dovrebbero quindi essere le aziende, Adecco in questo caso, a correre il rischio di far lavorare stranieri irregolari? Sembrerebbe proprio di sì. Eppure la legge italiana parla chiarissimo.

L'articolo 22, comma 12, del decreto legislativo sull'immigrazione stabilisce infatti che "il datore di lavoro che occupa alle proprie dipendenze lavoratori stranieri privi del permesso di soggiorno è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa di 5.000 euro per ogni lavoratore impiegato". È anche su questo punto che l'azienda ha costruito la propria difesa, ricordando inoltre la dubbia legittimità dell'iniziativa giudiziaria promossa da un sindacato esterno la Cgil Lombardia e non dai rappresentanti diretti dei lavoratori interessati.

La decisione di condannare l'azienda sembrerebbe dimostrare quanto la magistratura arrivi ormai a intervenire perfino nelle normali politiche di selezione del personale. Una scelta che, oltre a rivelare un evidente approccio ideologico, rischia di mettere seriamente nei guai dirigenti e responsabili delle risorse umane, ora costretti ad assumere quasi "al buio" persone con permessi di soggiorno in scadenza.

Adecco dovrà ora risarcire la Cgil Lombardia con 5mila euro, modificare la propria policy aziendale e addirittura pubblicizzare il provvedimento. Il Tribunale ha infatti ordinato "la pubblicazione sulla home page del sito di Adecco Italia spa, nonché, eventualmente, su un quotidiano a tiratura nazionale".

Il

risultato è paradossale: una magistratura che chiederebbe alle aziende di non tenere conto della scadenza dei permessi di soggiorno durante la selezione, rischiando così di trasformare chi assume in un potenziale imputato.

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