Banca Etruria: "Ecco le carte che la commissione sta cercando"

Dalle indagini della Finanza emergerebbe che il comitato esecutivo di Banca Etruria, di cui Boschi era membro, avrebbe rinunciato a esigere le garanzie da un cliente debitore provocando "un danno da 12 milioni"

Banca Etruria: "Ecco le carte che la commissione sta cercando"

La crisi di Banca Etruria continua a tenere banco. I filoni di indagine aperti dalla Procura di Arezzo sono tre, tutti scottanti. Quello sul presunto giro di consulenze false si somma a quelli sulle "presunte truffe sulle obbligazioni" e su possibili reati di "falso in prospetto e ricorso abusivo al credito per le obbligazioni subordinate emesse nel 2013".

Bufera sul pm Rossi

A infiammare la polemica politica è, ovviamente, la posizione di Pier Luigi Boschi, padre dell'ex ministro Maria Elena Boschi. E anche quella del procuratore di Arezzo, Roberto Rossi, accusato di non aver informato correttamente (ma lui ha smentito categoricamente) la commissione parlamentare riguardo la posizione dell'ex vicepresidente di Banca Etruria. Le opposizioni in Commissione da giorni cercano di capire di più e oggi La Verità sostiene di aver "trovato le carte su Pier Luigi Boschi" che stavano cercando.

Il senatore Andrea Augello, infatti, nei giorni scorsi aveva chiesto al presidente della Commissione, Pierferdinando Casini, di poter indagare ancora su Banca Etruria, focalizzando l'attenzione sui rinnovi dei crediti concessi dagli ultimi Cda. Secondo il senatore anche i consiglieri di amministrazione che votarono quei rinnovi dovrebbero essere considerati responsabili delle sofferenze.

Le carte della Finanza

"Quello del senatore - scrive Amadori su La Verità - sembra infatti lo stesso convincimento contenuto in una delle informative che la Guardia di finanza ha inviato alla Procura di Arezzo, ma che non è stato recepito dai pm del pool che sta procedendo per la bancarotta. Uno dei casi sollevati dalla Fiamme gialle riguarda proprio Pier Luigi Boschi. Gli investigatori di Arezzo nei mesi scorsi avevano individuato possibili reati nel rinnovo di un fido da 11 milioni di euro di Banca Etruria a un imprenditore forlivese molto chiacchierato. E tra gli indagabili avevano segnalato alla Procura anche il nome del papà del sottosegretario Maria Elena. Ma, come detto, per i pm devono andare alla sbarra solo i manager che quei soldi li hanno erogati la prima volta, e non quelli che li hanno confermati".

La Isoldi Holding Spa

Secondo il quotidiano diretto da Belpietro i documenti delle Fiamme Gialle su cui bisognerebbe porre l'attenzione è quello relativo alla Isoldi holding Spa, guidato da Pierino Isoldi. Il finanziamento sarebbe stato "deliberato nel 2009, quando altre banche avevano già ritirato il loro supporto all' imprenditore, grazie ai buoni uffici di Franco Bonferroni, un ex parlamentare democristiano poi traghettato nell'Udc di Pier Ferdinando Casini, che riesce ad avvicinare l'allora presidente di Bpel Giuseppe Fornasari (ex sottosegretario Dc in due governi Andreotti). E i finanziamenti si sbloccano".

Sui finanziamenti e l'intermediazione ci sarebbe una storia di mazzette su cui indagò la procura di Forlì. Fatto sta che, scrive sempre La Verità, "nel 2011 la Banca concede all'azienda romagnola una nuova tranche da 1 milione. Ma la Isoldi, che nel frattempo ha cambiato nome e ha ceduto rami d' azienda per provare a ristrutturare il debito, va sempre più a fondo. Nel 2012 Isoldi invia all' Etruria una relazione in cui ammette di non aver rispettato i patti, e di aver utilizzato i finanziamenti per finalità diverse da quelle previste dai contratti".

Per Isoldi sarebbero iniziati in quegli anni dei guai giudiziari, dalle accuse per frode fiscale a quelle di procurato aborto di una amante. E proprio nel bel mezzo della bufera, "il 22 febbraio 2013 il Comitato esecutivo della banca, con Boschi senior tra i suoi membri, delibera la risoluzione dell' accordo di ristrutturazione e del mutuo fondiario 'per il verificarsi di clausole e condizioni risolutive dello stesso'". Questa decisione avrebbe impedito alla banca di "rivalersi sul patrimonio del debitore, senza aver prima incassato il credito milionario".

Insomma: mentre la Cassa di Risparmio di Cesena, anche lei creditrice, riusciva ad ottenere un "decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo" da 10 milioni di euro, Banca Etruria decideva per la risoluzione del mutuo fondiario. "In sintesi - scrive Amadori - c' è chi bussa a denari alla porta di Isoldi e chi traccheggia, probabilmente per i legami politici tra l' imprenditore e i vertici dell' istituto".

Inoltre, nel luglio del 2014, quando la Isoldi spa e la Isoldi holding Spa chiedono un concordato preventivo in bianco al Tribunale di Forlì, il Comitato esecutivo di Banca Etruria (in cui è presente anche Boschi) avrebbe deliberato di "esprimere parere favorevole al piano mediante 'astensione dal voto'". Per i finanziari "tali circostanze, quindi, hanno fatto sì che, in mancanza delle adeguate garanzie che la banca avrebbe dovuto pretendere per il perfezionamento delle operazioni poste in essere, si generasse il 'default' finanziario, sfociato in 'sofferenza' bancaria per le società riconducibili al Gruppo Isoldi, con un danno alla Banca quantificabile in euro 12.626.868,41 (...) alla data del 31.12.2015".

Le deduzioni della Finanza

In sostanza, per la Guardia di Finanza prima di partecipare al concordato e prima di risolvere i contratti, gli amministratori della Banca avrebbero dovuto ottenere le garanzie. E così gli investigatori della Tributaria sostengono che "gli elementi raccolti" permettono di dire che 17 componenti dei 5 comitati esecutivi che nel tempo si sono susseguiti "hanno, in concorso tra loro, posto in essere atti e condotte personali terminate in operazioni finanziarie prive di una logica commerciale, creando nocumento allo stesso istituto e, conseguentemente, provocando danni a terzi investitori". Ma il poll di magistrati di Arezzo che sta lavorando sul caso ha deciso di non giungere alle stesse conclusioni, considerando che "l'immediata revoca degli affidamenti avrebbe potuto generare una serie di conseguenze tali da condurre addirittura all' insolvenza e al fallimento" e che "non sarebbe stato possibile stabilire la ragionevolezza o meno della decisione dell' istituto".

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