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Basta con il sistema che chiude gli occhi sugli errori giudiziari

La giustizia è uno dei tre poteri fondamentali dello Stato, ed è indispensabile per far camminare l'Italia

Basta con il sistema che chiude gli occhi sugli errori giudiziari
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Il nostro impegno al Governo è guidato da una stella polare: lasciare a chi verrà dopo di noi un'Italia migliore di quella che ci è stata affidata, e consegnare ai nostri figli Istituzioni più moderne, efficienti, giuste.

Questa è la ragione che ci ha spinto in questi anni a mettere in cantiere riforme storiche e che gli italiani aspettavano da troppo tempo, come la riforma della giustizia. Dopo decenni di rinvii, tentativi falliti e occasioni mancate, abbiamo finalmente approvato una riforma che cambierà davvero le cose, perché incide direttamente sulla vita di tutti i cittadini.

Perché la giustizia è uno dei tre poteri fondamentali dello Stato, ed è indispensabile per far camminare l'Italia. Ma se non funziona, è lenta, inefficiente e ingiusta, la macchina si inceppa e le conseguenze le pagano tutti, non solo chi entra in aula di tribunale. Le scelte dei magistrati impattano infatti su moltissimi aspetti della nostra vita, come la sicurezza, l'immigrazione, il lavoro, la salute e la libertà personale. È un potere enorme, ma è l'unico potere a cui non corrisponde quasi mai un'adeguata responsabilità. Perché se un magistrato sbaglia o non fa il suo dovere come dovrebbe, nella maggior parte dei casi non paga alcuna conseguenza e fa addirittura carriera. È arrivato il momento di cambiare e di correggere le storture profonde di questo sistema, per rendere la giustizia più giusta, meritocratica e libera dai condizionamenti della politica.

Tre fondamentali ragioni per votare sì.

La prima: la separazione delle carriere tra chi accusa e chi giudica, per garantire la terzietà e l'imparzialità del giudice.

La seconda: la modifica del meccanismo di selezione dei membri del Csm, l'organo di autogoverno dei magistrati. Oggi il Csm è eletto per due terzi dagli stessi magistrati che poi deve giudicare, promuovere o non promuovere, sulla base di liste organizzate dalle correnti ideologizzate, e per un terzo dal Parlamento con logiche di spartizione politica. La riforma sostituisce questo modello con un sorteggio tra coloro che hanno i requisiti per farlo. Questo vuol dire che i futuri membri dei due Csm che prevede la riforma, uno per i pm e uno per giudici, non dovranno dire grazie a nessuno e potranno esercitare il loro ruolo in libertà. Risponderanno solo alla loro coscienza.

La terza: l'introduzione dell'Alta Corte disciplinare, per giudicare i magistrati che sbagliano. Finalmente, dopo ottant'anni, ci sarà un sistema nel quale anche i magistrati che non si dedicano al proprio dovere dovranno vedersela con un organismo disciplinare terzo e imparziale che valuterà il loro operato nel merito, non più con un Csm eletto su base correntizia. E grazie a questo sistema, forse, non vedremo più quei tanti, troppi, casi di magistrati che sono stati palesemente negligenti e che non hanno risposto davanti a nessuno della loro negligenza. Perché se c'è qualcosa di più odioso di un sistema che non garantisce che un magistrato - come tutti gli altri cittadini - paghi per i propri errori, è un sistema che chiude un occhio davanti a quegli errori e che consente a quei magistrati negligenti di ricevere valutazioni positive dal Csm e fare carriera.

Abbiamo rispettato l'impegno preso con i cittadini: fare la riforma della giustizia. Ora la parola passa agli italiani. Quindi, l'appello che rivolgo agli italiani è: votate pensando a cosa sia meglio per voi e per i vostri figli, perché questa riforma non riguarda il governo o un partito. Non è né di destra né di sinistra: è una riforma di semplice e puro buonsenso, che riguarda la vita delle persone, la loro libertà, i loro diritti. È una riforma che incide sul futuro dell'Italia, perché offre l'occasione di costruire una giustizia più equa e indipendente e rendere la magistratura più autorevole e meritocratica.

È un'occasione storica, e che potrebbe non tornare.

Ecco perché chiedo ai cittadini di andare al seggio, entrare in una cabina elettorale, prendere una matita e tracciare una croce sul sì. Cari italiani, non restate a guardare: vince chi vota, perché il referendum non prevede quorum e la differenza la fa chi andrà a votare. Votate sì, e apriamo insieme una pagina nuova per la giustizia e per l'Italia.

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