Bella ciao Pd

Un milione di veterocomunisti in piazza, i renziani in tv. E i democratici si scannano come nemici

Bella ciao Pd

Quella di ieri è una data che sarà ricordata sui libri di storia. Per la prima volta nella storia della Repubblica, un milione di persone di sinistra è scesa in piazza contro il leader del partito della sinistra e contro un governo di sinistra. Va da sé che la sinistra, così come l'abbiamo conosciuta fino ad ora, non esiste più nella forma e nella sostanza. Ci vorranno settimane, mesi, magari un anno, ma il Pd è avviato a morte certa. A nulla infatti potranno i macchinari - mediatici e politici - che nel tempo che rimane lo terranno artificialmente in vita. Tra la sinistra chic renziana radunata nel salotto - lui lo chiama garage - privato di Renzi (la Leopolda) e la sinistra di pensionati e immigrati radunata in piazza a Roma dalla Cgil e da parte del Pd, non c'è più possibilità di ricucitura. Per visioni politiche e per fatti personali.

Altro che due facce della stessa medaglia, come ieri i colonnelli di Renzi hanno cercato di far passare. Le guerre fratricide sono tra la più feroci e gli effetti di questa non tarderanno a vedersi.

Chi per anni ha votato centrodestra per convinzione o anche solo per sbarrare la strada alla sinistra post comunista non può che rallegrarsi di questa implosione, al cui confronto le polemiche interne a Forza Italia sono una inezia. Renzi, che è e resterà un avversario politico, sta dimostrando quanto fondate fossero le nostre avversità a un partito, il Pd, antistorico, dannoso per il Paese e persino per quella classe operaia che pretendeva di rappresentare e difendere. Il premier, propenso a fare il bauscia - come diciamo qui a Milano - non lo riconoscerà mai, ma senza quel patto con Berlusconi non avrebbe mai avuto la forza parlamentare e la non ostilità dell'opinione pubblica moderata per rottamare non qualche dirigente, ma l'intero Pd. È da questa considerazione, al netto delle dichiarazioni di facciata, che si deve ragionare per immaginare il futuro prossimo. La verità non sempre è ciò che appare.

Neppure Renzi è quella cosa lì che vediamo alla tv.

Sono false le sue promesse, è falso il suo 40 per cento (ottenuto alle Europee, in un momento di grazia irripetibile e sul cinquanta per cento dell'elettorato), è finta la sua forza parlamentare (in Senato deve fare i conti con chi ieri era in piazza con la Camusso). È invece vero che se vuole cambiare il Paese davvero può contare su di noi. Ma non gratis. Perché qui, caro premier, nessuno è fesso.

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