Berlino festeggia la fine di un incubo ma i muri restano

Una folla immensa, coreografie hollywodiane, ma dietro le luci c'è un'Europa insicura. Oggi divisa tra nord e sud

Berlino festeggia la fine di un incubo ma i muri restano

Novanta minuti prima della liberazione dei palloncini la polizia aveva già dovuto chiudere gli accessi per la Porta di Brandeburgo. Troppa la folla festante attorno al simbolo di Berlino. Grande successo, dunque, per la celebrazione voluta dalla cancelliera Angela Merkel e dal sindaco della capitale, Klaus Wowereit. Alle 19.20, il momento clou di una festa tempestata di concerti, coreografie e apparizioni vip: ottomila palloni bianchi gonfiati di elio e illuminati da led, sono rilasciati in cielo. Una barriera evanescente di luce disposta lungo il percorso del Muro che ha diviso Berlino in due dall'agosto del 1961 fino al fatidico 9 novembre del 1989. Quindici chilometri illuminati su gli oltre 155 che circondavano interamente Berlino ovest, trasformata per 28 anni in un'isola di Occidente nel cuore dell'ex Germania est. Mentre l'orchestra dell'Opera di Stato di Berlino suonava l'Inno alla Gioia di Beethoven diretta dal maestro Daniel Barenboim, il sindaco e i suoi ospiti liberavano in cielo il primo palloncino.

Fra le più applaudite «star» straniere, il leader sovietico Michail Gorbaciov, l'uomo che con la perestrojka rese possibile la fine della Guerra Fredda. Almeno della prima. Nel giorno della festa le dichiarazioni di giubilo si sono susseguite. «La caduta del Muro - ha dichiarato Angela Merkel - è un sogno diventato realtà: trasmette la fiducia nel fatto che altri muri possono essere demoliti: i muri delle dittature, i muri della violenza, i muri dell'ideologia, e i muri dell'inimicizia». Dal Vaticano le ha fatto eco Papa Francesco che, nel ribadire come nel mondo servano ponti «e non muri», ha ricordato «il ruolo da protagonista» nella vicenda avuto da Papa Giovanni Paolo II. Finita la musica sono partiti i fuochi di artificio e la festa è continuata: felici e soddisfatti, i tedeschi hanno celebrato la riunificazione del loro Paese.

Dietro alle luci della festa c'è però un Continente che si riscopre insicuro. Da anni l'Europa credeva che lo scontro fra la Nato e l'Unione Sovietica fosse ormai relegato ai libri di storia. La guerra russo-georgiana nel 2008 e la recente annessione della Crimea da parte di Mosca dimostrano invece che la Guerra Fredda è sempre viva e che la pacificazione di tutto il Vecchio Continente è lontana. Ancora sotto choc per la velocità e la determinazione con cui la Russia ha «risolto» i problemi con gli ex alleati avvicinatisi troppo all'Occidente, l'Unione europea soffre anche di problemi interni, spaccata com'è fra un nord ricco e un sud povero. Le due parti continuano a parlarsi ma sembrano aver smarrito un obiettivo comune mentre la Gran Bretagna appare sempre più propensa a lasciare il progetto europeo.

Passata la festa, a Berlino restano i ricordi. Come la storia di Hans Scherler fuggito all'ovest in bicicletta una settimana prima che il Muro fosse tirato su. Oggi Hans è un rispettabile antiquario di lampade di Charlottenburg, ma la sua famiglia ha praticato il contrabbando in ben due direzioni: «Per arrotondare il bilancio familiare, mia madre spacciava la carne dell'est, più economica di quella dell'ovest. Un giorno d'estate del 1961 fu pizzicata nella U-Bahn con la carne addosso e venne arrestata. Mentre casa nostra veniva perquisita dalla Stasi, e ogni singolo mobile letteralmente smontato alla ricerca di altre prove, mio nonno mandò mio fratello a darmi l'ordine di scappare all'ovest e di chiedere asilo in chiesa». Hans ebbe fortuna, fu accolto prima dalla Chiesa e poi dallo Stato. E poiché la madre già a fine anni '50 gli aveva procurato un passaporto tedesco occidentale, «dopo tre anni ripresi a visitare i miei famigliari nella Ddr quasi ogni fine settimana. Portavo sempre caffè, collant e banane. Per quei prodotti non c'erano problemi mentre dovevo imboscare libri, riviste e vinili, assolutamente vietati all'est». Mentre Hans si rifaceva una vita in Occidente, sua madre scontava 18 mesi in carcere.

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