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Berlusconi ha deciso: si candida al Senato. "Abbiamo già pronta la lista dei ministri. Pensioni a mille euro"

Il leader azzurro in campo per la sua nona campagna elettorale. Tajani: "È in formissima". Al Tg5 illustra il programma di governo, dal taglio di tasse e burocrazia alla giustizia. L’impegno per l’ambiente: un milione di alberi

Berlusconi ha deciso: si candida al Senato. "Abbiamo già pronta la lista dei ministri. Pensioni a mille euro"

Due cose Silvio Berlusconi vuole affermare con chiarezza. Prima. Lui non voleva la caduta di Draghi, anzi ha offerto una via d'uscita dalla crisi con il bis, ma il premier ne aveva «le scatole piene», era «stanco». Seconda. Con il suo partito, Forza Italia, non è succube di Matteo Salvini, ma sarà protagonista della sfida elettorale che il centrodestra affronterà a settembre. Centrodestra e non destra-destra, perché gli azzurri moderati del Ppe rivendicano la loro indispensabile posizione nel mezzo.

Dall'inizio della crisi il Cavaliere mostra un grande attivismo, nel quartier generale di Villa Grande e in interviste al Giornale, al Tg2, al Tg5, dichiarazioni e chiacchierate con le altre testate, interventi sui social. Vuole farsi sentire in campo, dettare la linea della coalizione e non rimanere a rimorchio dei due più «pesanti» alleati di Lega e Fratelli d'Italia. Sarà che, come dice Antonio Tajani, «Berlusconi si esalta in campagna elettorale e questa è la sua nona». Il vice presidente di Fi lo descrive «in formissima, come un grillo» e annuncia che si candiderà certamente in Senato.

Dunque il leader azzurro, che è già europarlamentare, non trainerà solo i suoi come ha sempre fatto con «l'effetto-Silvio», ma ha deciso di rientrare in parlamento e prendersi la sua rivincita, dopo essere stato espulso proprio da Palazzo Madama dopo la condanna per frode fiscale.

Per farlo, ha bisogno di una coalizione vincente alle spalle. Nei giorni incandescenti prima delle dimissioni di Draghi ha proceduto in pieno accordo con Salvini, uniti nel centrodestra di governo, ma subito dopo ha riallacciato il rapporto con Giorgia Meloni, che dall'opposizione ha sempre chiesto il voto.

Ora il voto è servito, brevissima sarà la campagna elettorale in piena estate e quel che conta è superare le divisioni, recuperare unità e vincere. Al Tg5 il leader di Fi sottolinea la «grande soddisfazione» per il fatto che sopravviva, anche se con equilibri diversi, quella coalizione che proprio lui ha fondato. Ma il momento è delicato, si è aperta la grande partita delle liste, da presentare tra un mese e gli azzurri devono spuntare più seggi sicuri possibile, considerato il taglio dei parlamentari e il calo di consensi. Che comunque sono in risalita, secondo i sondaggi attorno al 10% e Berlusconi annuncia la sua presenza attiva perché punta al doppio. Presto ci sarà un vertice del centrodestra e si parlerà concretamente anche di questo.

Il Cav mostra determinazione ed è sprezzante («Riposino in pace, irriconoscenti senza seguito nè futuro politico») verso chi ha annunciato l'uscita da Fi, come i ministri Mariastella Gelmini e Renato Brunetta cui potrebbe aggiungersi Mara Carfagna. Sa anche che per mettere a tacere i malumori interni deve dare risposte concrete e selezionare con cura i candidati. «Le nostre liste - spiega- saranno fatte come sempre di donne e di uomini di alto profilo, che hanno dimostrato con i fatti, nel lavoro, nello studio, nell'impegno sociale, di saper lavorare con competenza ed onesta». Berlusconi dice di avere già in mente anche i nomi di possibili ministri, mentre sul nodo del candidato-premier si sorvola. Ad un programma «avveniristico» dice che già lavorava per il voto del 2023, ora i tempi si sono accorciati, ma nessun «allarmismo». Sono 8 i punti fondamentali: meno tasse, meno burocrazia, meno processi, più sicurezza, per i giovani, per gli anziani, per l'ambiente e poi la nostra politica estera. «C'è l'aumento - dice il Cav - di tutte le pensioni ad almeno 1000 euro al mese per 13 mensilità, c'è la pensione alle nostre mamme che sono le persone che hanno lavorato di più e poi c'è l'impegno a piantare ogni anno almeno un milione di alberi su tutto il territorio nazionale».

Fi punta sui valori liberali, cristiani, europeisti, atlantisti, garantisti per dimostrare che rimane baricentro della coalizione, avverte che il brand va valorizzato per non perdere i voti moderati che non si riconoscono nella destra. Sono in tanti, da Renzi a Toti, da Calenda a Brugnaro a corteggiare quegli elettori, ma il copyright ce l'ha lui, Berlusconi ne è convinto. Per definirsi bisogna definire gli avversari e il Cav indica i soliti due. «Sono stati i 5S a mettere in crisi il governo, nessun concorso del centrodestra, noi siamo stati sempre i più leali sostenitori di Draghi e pronti ad altro governo fino alla fine della legislatura senza i 5S». E poi: «Sono amareggiato, purtroppo è prevalsa la volontà del Pd di strumentalizzare Draghi a fini elettorali.Ma noi abbiamo la coscienza a posto».

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