La nuova escalation del conflitto in Medio Oriente riporta la geopolitica al centro dei mercati globali. Le Borse europee ieri hanno chiuso tutte in profondo rosso ma senza dare per ora segnali di panico sistemico. Parigi ha perso il 2,1%, Francoforte il 2,6%, Madrid il 2,7% e Londra l'1,2 per cento. In Piazza Affari il FtseMib ha ceduto l'1,97% perdendo in una sola seduta oltre 17 miliardi di capitalizzazione. Il bilancio totale per i listini del Vecchio Continente è di -314 miliardi. Sul listino milanese sono saliti solo i titoli legati alla difesa e i petroliferi, trainati dal rally del prezzo del greggio: Eni +3,3%, Italgas +1,1% mentre Leonardo ha guadagnato il 2,6 per cento. In fondo al paniere è scivolata Stellantis -7%, sono arretrati anche i bancari, gli assicurativi e il lusso.
La variabile chiave, ora, è il tempo: quanto durerà il confronto militare e quanto a lungo resteranno sotto pressione energia e trasporti. A fare da barometro è soprattutto il prezzo del petrolio con tutti gli occhi dei trader rivolti allo stretto di Hormuz da cui transita circa il 20% dei flussi mondiali di greggio e gas. Perché il rialzo dei costi energetici e di trasporto produca effetti macro significativi dovrà però protrarsi nel medio periodo. In Europa il rischio è amplificato dalla volatilità del gas.
Sul fronte azionario, il settore più colpito è il turismo. A Parigi Accor ha lasciato sul terreno quasi il 9%, a Francoforte Tui è arrivata a perdere il 12% nel pre-mercato. A Londra Carnival è scivolata di oltre il 7 per cento. Anche le compagnie aeree hanno registrato ribassi marcati dopo che i principali hub mediorientali Dubai, Doha e Abu Dhabi sono rimasti chiusi bloccando decine di migliaia di passeggeri. Il conflitto ha provocato l'annullamento di oltre 5.000 voli. Soltanto nella giornata di ieri ci sono stati 1.560 voli annullati, il 41,28% di quelli programmati per i Paesi del Medio Oriente. Le tratte Europa-Asia risultano le più penalizzate, con tempi di volo e costi carburante in aumento. L'Easa (l'Agenzia Europea per la Sicurezza Aerea) ha raccomandato alle compagnie di non operare nello spazio aereo interessato almeno fino al 2 marzo, segnalando un rischio elevato per l'aviazione civile legato a possibili ritorsioni, sistemi di difesa aerea e intercettazioni.
Intanto, i titoli di Stato mostrano resilienza. Lo spread tra Btp e Bund ha chiuso a 65 punti base, in linea con l'avvio ma in netto rialzo rispetto ai 62 punti di venerdì. Il rendimento del decennale italiano sale al 3,35% (ieri è anche partito il collocamento della nuova emissione del Btp Valore riservata ai piccoli risparmiatori e la domanda procede sostenuta). Anche i beni rifugio confermano la loro funzione. L'oro, già in rialzo di quasi il 25% da inizio anno, resta vicino ai massimi storici. Diversa la traiettoria dell'argento, più esposto al ciclo industriale.
Dopo un balzo iniziale fino a 96,40 dollari l'oncia, è ripiegato verso quota 93,5, complice il rafforzamento del dollaro e i timori per la domanda nei comparti elettronica e solare. L'euro ha infatti chiuso in netto calo sotto quota 1,17 dollari, toccando i minimi di diverse settimane, mentre il biglietto verde è salito di oltre l'1 per cento.