Vietare o limitare l'export di beni e tecnologie a duplice uso (civile e militare) verso nazioni che facilitano il transito di prodotti "critici" verso la Russia. È questa la principale arma in campo con le nuove misure punitive proposte dall'esecutivo europeo per dar corpo al 20° pacchetto di sanzioni contro Mosca. Per la prima volta, infatti, la Commissione von der Leyen chiede di attivare il cosiddetto Strumento anti-coercizione nei confronti di Paesi che riforniscono la Federazione di "prodotti sensibili" per l'industria bellica. Per impedire che alimentino un'invasione che si avvia verso il quarto anno, stop all'export di vetreria da laboratorio, prodotti chimici, gomma e strumenti per produrre metalli. Il Kirghizistan sarebbe il Paese mostratosi tra i meno collaborativi con l'Ue, secondo gli sherpa, e dovrebbe essere il primo a esser colpito dalla nuova misura.
Da un lato prosegue il lavorìo americano per un accordo di pace con Kiev su binari a cui l'Ue non ha ancora accesso effettivo. Dall'altro persistono i preparativi del presidente francese Macron per una telefonata con Putin; discussioni avviate "a livello tecnico" lasciano ben sperare, con aperture anche dal governo italiano. Mosca bolla come patetici i tentativi dell'Eliseo di riallacciare un canale, ma qualcosa si muove. E per evitare il dialogo one-to-one prende corpo l'ipotesi di istituire un inviato Ue per l'Ucraina per colmare il vuoto di rappresentanza: sarà il Consiglio europeo a decidere, con i 27 leader che potrebbero discuterne già il 12 febbraio in Belgio assieme al dossier competitività.
Bruxelles insiste intanto su quello che von der Leyen ieri ha definito "l'unico linguaggio che Mosca comprende". Le sanzioni. Secondo la presidente della Commissione, dobbiamo essere lucidi: la Russia si siederà a trattare con intenzioni genuine solo se verrà spinta a farlo, ecco perché il 20esimo pacchetto. Per "danneggiare gravemente" l'economia russa, si scava in una cassetta degli attrezzi finora solo abbozzata. Una extrema ratio, pensata nel 2023 come Anti-Circumvention Tool, che si applicherà a prodotti assemblati da società europee o comunque nel territorio Ue che rientrano nei divieti di export in Russia. E andrà a toccare Paesi con cui i 27 non solo commerciano, ma intrattengono ottime relazioni diplomatiche e partnership. E non ci sarebbe solo il Kirghizistan. L'inviato Ue per le sanzioni, David O'Sullivan, lavora al meccanismo anti-elusione dal 2023 e oggi si punta a una svolta per l'erosione dell'economia bellica di Mosca.
O'Sullivan ha viaggiato in Kirghizistan, Kazakistan, Uzbekistan, Serbia, Armenia, Georgia, Turchia, Emirati per tenere il passo delle triangolazioni russe chiedendo cooperazione. Chi non ha risposto positivamente rischia ora di entrare nella lista anti-elusione. Per Kallas, Alto rappresentante Ue, si tratta di contrastare la riesportazione di beni utilizzabili per la guerra. Secondo l'inviato Ue, ci sono stati progressi nel contenimento dei flussi e le principali elusioni sarebbero riconducibili più a privati che a governi.
Ma visto che per von der Leyen le entrate della Federazione da petrolio e gas "sono diminuite del 24% nel 2025, il livello più basso dal 2020", ora si deve spingere sull'acceleratore e tagliare anche "l'esportazione di macchine e radio a controllo digitale computerizzato verso giurisdizioni in cui vi è un rischio elevato che vengano riesportati in Russia"; con più "garanzie legali per le aziende Ue per proteggerle dalle violazioni di proprietà intellettuale"; altre banche russe sanzionate - 20 - e raffinerie nella Federazione bersagliate dai raid ucraini per impedire il coinvolgimento di operatori Ue nelle riparazioni, nonché "società coinvolte nella trivellazione e nel trasporto di petrolio".Infine modificare le norme relative al tetto massimo del prezzo del petrolio (price cap) per consentire "la futura introduzione di un divieto totale dei servizi marittimi".