A fronte dell'emergenza energetica, il governo proroga il taglio delle accise da 23 centesimi fino al primo di maggio. Un decreto, ha spiegato ieri il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti in conferenza stampa, che allarga il credito d'imposta al 20% sul gasolio già adottato per pescatori e tir anche agli agricoltori. "Per la copertura" finanziaria del decreto carburanti, "sono stanziati 500 milioni", con 200 milioni arrivati dal maggiore gettito dell'Iva e circa 300 da risorse Ets (i proventi del sistema europeo dei permessi di emissione per la CO2) non ancora usufruite "senza toccare quelle che erano state destinate originariamente al sollievo degli energivori". Il decreto ha recepito anche l'accordo con le associazioni di categoria sugli investimenti di Transizione 5.0 e inserito aiuti per le aziende esportatrici danneggiate dalla guerra in Iran. "Questo decreto tampona la situazione fino al primo di maggio - ha detto Giorgetti -. Poi gli eventi internazionali sul campo geopolitico, che non dipendono da noi, ci suggeriranno eventuali altri tipi di interventi". Il prolungarsi del conflitto iraniano a tempo indeterminato porta incognite sui conti pubblici. La stessa Bankitalia ieri ha tagliato le stime di crescita per l'Italia allo 0,5% quest'anno e quelle per il 2027 scendono dallo 0,8% allo 0,5 per cento. L'inflazione potrebbe impennarsi al 4,5% nello scenario peggiore, con crescita azzerata se il prezzo del petrolio dovesse portarsi tra la fine del 2026 e l'inizio del 2027 a 120 dollari al barile e il gas vicino alla soglia dei 120 euro a megawattora. "Per quanto riguarda il 3% (il tetto del deficit previsto dalle regole europee, ndr)", ha detto Giorgetti sulla possibilità di derogare i paletti del Patto di Stabilità, "è chiaro che la riflessione a livello europeo, se la situazione non cambia, sarà inevitabile, a mio giudizio. Ho espresso questa mia valutazione già all'inizio del conflitto, l'ho ribadita all'Eurogruppo a inizio settimana". Su questo tema, Bruxelles sembra non sentirci: "La clausola di esenzione generale del Patto di stabilità, che consente agli Stati membri di discostarsi dal loro percorso di spesa netta, può essere attivata solo in caso di grave recessione economica nell'area dell'euro o nella Ue", ha detto ieri un portavoce della Commissione precisando che ora non siamo in questa situazione. Di più: sospendere il patto per sostenere fiscalmente la domanda di energia aggraverebbe la situazione.
"Per quanto riguarda le spese della difesa", ha proseguito Giorgetti, "l'appuntamento è il Documento di finanza pubblica, che ad aprile dovrà essere presentato e su cui stiamo lavorando" e su cui ha relazionato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Questo mese il governo licenzierà il Documento di finanza pubblica che comprenderà una revisione al ribasso della crescita e manterrà aperta la porta a una possibile manovra correttiva riducendo la spesa, verosimilmente nell'ordine di un paio di miliardi. Ma non è detto che sarà necessario, così come non è detto che l'Italia non riesca a uscire dalla procedura per deficit eccessivo con i dati consuntivi sul deficit (stimato al 3,1% dall'Istat) già quest'anno.
Dirimenti saranno i conti definitivi che usciranno dopo Eurostat, intorno al 22 aprile. Tra gli altri dati diffusi da Istat, la pressione fiscale nel 2025 è salita al 43,1% ai massimi dal 2014. Frutto di un mix tra aumento dell'occupazione, maggiori entrate, rinnovo dei contratti e recupero dell'evasione.