Le dichiarazioni al Foglio di Nicola Gratteri fanno paura. Il fronte del Sì è unanime: l'ennesima esternazione del magistrato calabrese va condannata. E anzi Enrico Aimi, membro laico del Csm, predispone la richiesta per l'apertura di una pratica. Il testo, che chiede la tutela della libertà di stampa quale "presidio fondamentale della nostra democrazia", verrà sottoposto al Csm. È la seconda richiesta che riguarda Gratteri dall'inizio della campagna referendaria. La prima è quella relativa alle esternazioni rivolte agli elettori del Sì. Claudia Eccher, altra consigliera laica del Csm, esprime "piena vicinanza" tanto al Foglio quanto a Ginevra Leganza, la giornalista destinataria delle frasi del procuratore. Reagisce anche la stampa. Per la segretaria generale del Fnsi Alessandra Costante, le parole di Gratteri "violano l'articolo 21 della Costituzione". Ma le repliche più pesanti sono quelle dell'agone politico. Il vicepremier Antonio Tajani osserva tranchant: "Perché lui può esercitare un potere per reprimere qualcuno, mi mette paura una dichiarazione del genere...". Per il resto, aggiunge il ministro degli Esteri, è "inaccettabile che un magistrato cerchi di censurare l'informazione, che rivolga intimidazioni, paventando ritorsioni, nei confronti di giornalisti colpevoli soltanto di fare il proprio lavoro". Tutti invocano le scuse della toga. Il ministro della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo ricorda al Giornale l'appello del capo dello Stato Sergio Mattarella sull'"abbassare i toni" e ironizza: "Con rispetto e un po' di disorientamento gli vorrei suggerire che non abbiamo bisogno di questi aiuti per sostenere le già solide ragioni del Sì". Il ministro della Giustizia Carlo Nordio, a Realpolitik, osserva come Gratteri, con "parole gravi", non abbia abbassato i toni. "Però - sottolinea - non bisogna neanche dare tanta più importanza a queste dichiarazioni rispetto a quella che hanno, tenuto conto che molto spesso vengono espresse in momenti concitati". Nordio ha anche escluso sue azioni disciplinari su Gratteri. Solidarietà al Foglio e al direttore Claudio Cerasa anche da parte di Fdi, con il capogruppo al Senato Lucio Malan che definisce le esternazioni di Gratteri "inquietanti minacce". Francesco Filini, deputato di Fdi e responsabile del programma del partito, chiede al fronte del No di "prendere le distanze". La formazione politica guidata da Giorgia Meloni, con l'onorevole Milani, fa sapere di aver chiesto un'informativa al ministro della Giustizia. Il Comitato Camere Penali per il Sì si sofferma su un passaggio specifico delle parole di Gratteri. Quello sulla "rete", che per i penalisti "evoca in modo sinistro e inquietante quelle note operazioni di pesca a strascico a cui purtroppo ci ha abituato negli anni Gratteri e che sistematicamente si sono concluse con le vite distrutte di centinaia di persone innocenti". Ferma anche la posizione della Lega, con l'ex magistrato Simonetta Matone che attacca: "A Gratteri se lo permette, consiglio di occuparsi più delle sue mastodontiche inchieste che di Sanremo e Sal da Vinci. Intanto prima del 22 e 23 marzo può arrestarci tutti a strascico". "Solidarietà" al Foglio anche da Italia viva, con la senatrice Raffaella Paita che parla di una frase "non degna del dibattito democratico". Roberto Giachetti, altro renziano, sottolinea come dal No non siano arrivate "prese di distanza dall'aggressione". Per leader di Azione Carlo Calenda il procuratore della Repubblica del Tribunale di Napoli è "fuori controllo". Nel Pd, la voce isolata di Pina Picierno: "Parole gravi". Per il resto il Nazareno tace.
L'uscita infelice della toga
anti-ndrangheta riunisce insomma il fronte garantista. Un ausilio in più per il Sì, che già parte da una base solida trasversale. Ma un attacco alla libertà di stampa resta una brutta pagina di questa campagna referendaria.