È finita, forse, come non doveva finire. Sempre se è davvero finita. Dice Alessandro Giuli, ministro della Cultura, intervistato da Repubblica: "Pietrangelo è un fratello sbagliato, ma rimane un fratello". L'altro, il presidente della Biennale, ovvero il fratello sbagliato, preferisce servirsi dell'ars dei vecchi leader della Prima Repubblica quando nella tormenta delle accuse che provenivano dalle procure di mezza Italia rispondevano con il silenzio. Non ha vinto nessuno e non ha perso nessuno in questa partita che ormai occupa le pagine dei quotidiani da settimane e che riguarda le due punte di diamante della destra intellettuale italiana. Ed è evidente che sia così, perché la stessa Giorgia Meloni si è schierata sì sull'affaire Biennale con Giuli ma ha comunque sottolineato che "Buttafuoco è capacissimo" e di fatto non si tocca. Ecco: Buttafuoco, siciliano di Agira, classe '63, di formazione filosofica, professione libraio, giornalista, si fa conoscere agli inizi degli anni '90 sul Secolo d'Italia con formidabili articoli, in prosa assai ricercata, firmandosi Dragonera (personaggio del Rinaldo in campo televisivo). All'epoca si trattava di un giovanissimo libraio appunto cui piacevano Leo Longanesi, Carmelo Bene e Cyrano. Segue un passaggio all'Indipendente e poi al Foglio dove Giuliano Ferrara lo lascia libero di esercitare la sua arte al di sopra di tutto e di tutti. Pur appartenendo a una famiglia missina - lo zio Nino è stato senatore del Msi e pur avendo frequentato ambienti ascrivibili alla destra italiana - Buttafuoco è un eretico. Come dice Ferrara, "non è il solito montanelliano della destra longanesiana che finisce a sinistra nelle braccia dei conformisti, è un poco diverso da questo e un poco più di questo". Al Foglio conosce Alessandro Giuli.
Ecco: Giuli, classe '75, giornalista, anche lui studi filosofici, la passione per Julius Evola, i primi passi nella destra romana dove si ritaglia il ruolo da giovane intellettuale, un passaggio alla Vespina di Dell'Arti fino al grande salto al Foglio di Ferrara dove diviene il braccio condirettore di Ferrara. Ed è lì che approfondisce e consolida la conoscenza di Buttafuoco con cui c'è un'assonanza di idee, letture, visioni. I pianeti dei due fratelli continuano a mantenersi allineati nel corso degli anni e sembrano destinati a restarlo per sempre quando si ritrovano uno alla Fondazione Biennale e l'altro al Maxxi fino al passaggio di Giuli al ministero della Cultura, dopo il caso che ha travolto Gennaro Sangiuliano. Non a caso si fa notare che la prima uscita pubblica da titolare del Collegio Romano di Giuli fu proprio nella Venezia della Biennale, al fianco dell'amico Pietrangelo. Tutto sembra volgere al meglio. I due si muovono in simbiosi. D'altro canto, il rapporto è talmente rodato che si comprendono con uno sguardo. Li accomuna essere intellettuali non allineati.
Poi il colpo di scena. Tutto precipita quando nessuno se lo sarebbe mai aspettato. Con Buttafuoco che apre la Biennale a tutti, Russia compresa. E con il parere contrario del ministro della Cultura che ha inviato gli ispettori lo scorso 30 aprile, del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, di 22 ministri degli esteri europei e della Ue pronta a tagliargli i fondi. Uno scontro a colpi di carte bollate, di ispettori, relazioni e scambi a distanza. Ma niente commissariamento. I due fratelli sbagliati - copyright Giuli - ripartiranno da qui. Non è dato sapere quando e se sigleranno una tregua. Di sicuro i contatti sono interrotti da settimane. Nessuno dei due ha composto il numero di telefono dell'altra, come ha confermato il ministro della Cultura a Serena Riformato di Repubblica: "Da quando non ci sentiamo? E chi se lo ricorda più? È un dispiacere. Ma alla fine sono convinto che ci si ritroverà. Magari andrò alla Biennale prima della fine della rassegna". Dall'altra parte Buttafuoco va avanti, si dice "serenissimo" nei colloqui con gli amici.
A ogni modo continua a tenere la linea del silenzio nel segno della lezione della Prima Repubblica. Incassando il sostegno di Luca Zaia, Ezio Mauro, Francesco Merlo, Giuliano Ferrara, Marco Travaglio, Massimo Cacciari e di larga parte del mondo intellettuale.