"C'è l'incognita del voto segreto". Ora il ddl Zan rischia grosso

Terminata la prima parte della discussione in Senato. Una pioggia di emendamenti piomba sul disegno di legge: si va verso lo slittamento a settembre

"C'è l'incognita del voto segreto". Ora il ddl Zan rischia grosso

Anche l'ennesimo appuntamento cruciale per il futuro del ddl Zan si conclude senza veri e propri colpi di scena. Verso le 16:30 è iniziata al Senato la discussione generale sul disegno di legge contro l'omotransfobia, ma il percorso è apparso da subito in salita. Lega e Fratelli d'Italia stavano pensando di scegliere la strada del "non passaggio agli articoli". È proprio questo lo strumento su cui stavano ragionando i partiti di Matteo Salvini e Giorgia Meloni, che stavano riflettendo se chiedere all'Aula quello che - di fatto - sarebbe stato uno stop alla discussione degli articoli del ddl Zan. L'obiettivo era però raggiungibile attraverso un voto dei senatori. La consultazione si sarebbe potuta svolgere in maniera palese ma, in caso di richiesta supportata da almeno 20 senatori, anche a scrutinio segreto.

A quel punto - riferiscono fonti parlamentari - l'Aula sarebbe stata chiamata a esprimersi mediante un voto segreto. Sarebbe stato uno scenario che avrebbe rischiato di mettere in grande difficoltà i partiti dell'ex maggioranza giallorossa, ovvero Partito democratico, Movimento 5 Stelle e Liberi e uguali. Soprattutto Pd e M5S temono ancora una fronda di franchi tiratori pronti a tradire la linea ufficiale del proprio gruppo. La prima parte della discussione è terminata: gli interventi sono stati 19, mentre gli iscritti a parlare erano 35. A questo punto quelli mancanti dovrebbero trovare spazio forse giovedì o nella prossima settimana ma, visti i decreti in arrivo, è possibile che il seguito della discussione possa invece slittare dopo l'intervallo estivo, a settembre.

Pioggia di emendamenti al ddl Zan

Alle ore 12 di oggi è scaduto il termine per presentare gli emendamenti al disegno di legge in questione. C'è stata una vera e propria pioggia di richiesta di modifiche rispetto al testo originale già approvato alla Camera. È stato il centrodestra a farsi principale promotore di richieste di correzione: la Lega ne ha presentati circa 700; Fratelli d'Italia ne ha "timbrati" 127, Forza Italia invece 134. Italia Viva ha depositato 4 proposte. Considerando l'enorme mole di emendamenti arrivati e i quattro decreti legge da votare prima della pausa estiva, è probabile che si arrivi allo slittamento al mese di settembre.

Comunque il fronte giallorosso deve fare i conti con l'iniziativa targata Italia Viva e Autonomie. Il capogruppo renziano Davide Faraone e la capogruppo delle Autonomie Julia Unterberger hanno presentato un emendamento all'articolo 1 che prevede la sostituzione - ovunque nel testo - al riferimento "sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale, sull'identità di genere o sulla disabilità" con la formula "su misoginia, abilismo, omofobia o transfobia". Un altro emendamento firmato da Faraone con il senatore Giuseppe Cucca prevede invece di inserire esplicitamente all'articolo 7 del provvedimento il "rispetto della piena autonomia scolastica". Il socialista Riccardo Nencini chiede di introdurre alcune modifiche, compreso un esplicito riferimento all'articolo 21 della Costituzione, con lo scopo di "rafforzare la previsione costituzionale sulla libertà di pensiero".

"Il Pd apra al dialogo"

Dalla Lega è arrivato un importante chiarimento: alcuni emendamenti verranno ritirati se il Partito democratico aprirà ufficialmente a una mediazione. "Se si dialoga, la Lega è pronta a ritirare gran parte degli emendamenti presentati al ddl Zan. Se invece il Pd continuerà a volere lo scontro, affosserà la legge e la tutela dei diritti di migliaia di persone", ha fatto sapere Massimiliano Romeo, capogruppo al Senato. Su tutte le furie il deputato dem Alessandro Zan: "I 700 emendamenti presentati dalla Lega al ddl Zan sono il chiaro tentativo di affossare la legge. Altro che volontà di dialogo e mediazione. Salvini sui diritti conferma di avere la stessa linea di Orban".