L'8 maggio 2025, quando Robert Prevost fu eletto al Soglio di Pietro, mons. Georg Gaenswein si trovava in Lituania, a Vilnius. "Rimasi sorpreso dal risultato dell'elezione e ripensai a quando e dove ci eravamo incontrati l'ultima volta". Per oltre vent'anni segretario personale di Benedetto XVI, ora nunzio in Lituania, Estonia e Lettonia, mons. Gaenswein racconta quei momenti dell'Habemus Papam, e spiega la continuità tra Ratzinger e Prevost, "entrambi figli di Sant'Agostino", ripercorrendo gli anni della coabitazione, storica, tra il Papa tedesco e Francesco.
Monsignore, che ricordo ha dell'8 maggio 2025?
"Nel pomeriggio di quel giorno, quando ci fu la fumata bianca, mi trovavo in un incontro di diplomatici e politici in una ambasciata a Vilnius. Tutti noi sbirciavamo di nascosto i cellulari, senza farci notare, distogliendoci dalla discussione in corso, non perdere il momento magico dell'elezione, con l'annuncio dell'Habemus Papam. Nel momento in cui fu pronunciato il nome di Robert Prevost, fui letteralmente assalito dai partecipanti al convegno: tutti volevano avere notizie sul nuovo Papa. Mi chiedevano se lo conoscessi, se avessi informazioni su di lui, cosa ne pensassi. Non riuscii a rispondere, rimasi sorpreso io stesso da quell'annuncio. Dovetti scavare a fondo nella mia memoria per ricordare quando e dove avevo incontrato il nuovo Papa. I miei colleghi diplomatici volevano attingere da una fonte primaria vaticana e avrebbero voluto sapere tutto del nuovo Papa. Non feci una bella figura, viste le mie scarse informazioni".
Lei ha assistito Papa Ratzinger fino all'ultimo istante di vita. È stato al suo fianco durante il Pontificato, ma anche quando ha deciso di abdicare, diventando il primo Papa emerito della storia moderna. Come ha vissuto la coabitazione tra Benedetto e Francesco?
"È stata una cosa storica, non era mai successo in questo modo, da diversi secoli. Con questo mio doppio ruolo e direi quasi una doppia vita, essendo Prefetto della Casa Pontificia di Papa Francesco e nello stesso tempo Segretario personale del Papa emerito, ho potuto vivere tante esperienze in quasi dieci anni di coabitazione, nel recinto di San Pietro. A nessuno, sia dentro che fuori dalle Mura Leonine, è sfuggito che i due Papi erano molto diversi, nel carattere, nella mentalità, nell'educazione e nelle esperienze personali ed ecclesiastiche. È stata una bella sfida trovare un modus vivendi. Per quanto ho potuto vedere (e vivere), Benedetto XVI e Francesco sono riusciti molto bene a trovare una via buona di coabitazione. C'è stata una sincera stima e un rispetto vicendevole, non soltanto quando si sono incontrati pubblicamente, davanti ai riflettori delle telecamere, ma anche nei tanti incontri privati avuti. Se alcune volte ci sono state dinamiche particolari che si prestavano a interpretazioni equivoche, non era affatto una cosa né strana né tragica; piuttosto una espressone di vita vissuta".
Molti osservatori trovano delle affinità tra il grande Papa teologo Ratzinger e Leone. Trova che ci sia una continuità tra i due?
"Sicuramente. Un segno visibile di continuità si è visto già la sera stessa dell'elezione, quando Leone si è presentato dalla Loggia delle Benedizioni vestito con rocchetto (sopravveste bianca, ndr), la mozzetta e la stola, come i suoi predecessori, ad eccezione di Francesco. È stato un primo segno di continuità del Papato, non solo da un punto di vista visivo, ma sostanziale. C'è poi una affinità e direi una continuità ancora più forte: entrambi hanno un riferimento, o meglio una persona in comune: Sant'Agostino. Leone, come agostiniano, vive la spiritualità agostiniana; Benedetto ha avuto come maestro teologico e amico proprio il vescovo di Ippona. Chi conosce, anche minimamente, il pensiero teologico di Joseph Ratzinger, si rende conto di quanto debba a Sant'Agostino. Non è un caso che gli scritti del santo hanno accompagnato Benedetto XVI negli ultimi anni della sua vita fino alla morte".
Eccellenza, che bilancio si sente di tracciare del primo anno di pontificato di Leone?
"C'è una parola chiave che ben rappresenta il primo anno di questo Papa: pace. La stessa parola che Prevost ha usato il primo giorno appena eletto: La pace sia con voi, sono state le primissime parole del nuovo Pontefice. Questo saluto è diventato fin da subito impegno e risposta alle tante situazioni di conflitto. Portare e stabilire la pace è la bussola dell'operato di Papa Leone. In primis, è necessario ristabilire la pace all'interno della Chiesa. Ci sono ancora tante tensioni, ferite, fessure e polemiche controproducenti che vanno risolte e devono trovare guarigione. E poi, il mondo aspetta la voce autorevole del Papa che richiama la pace. Ne ha bisogno fortemente e urgentemente".
Dopo tanti anni di impegno in Vaticano, ora si trova nei Paesi baltici come Nunzio. Che differenza riscontra tra le due missioni?
"Sto incontrando molte sfide e situazioni delicate sia politicamente sia a livello religioso. Essere qui, nel fianco nordest dell'Europa, è una scuola per imparare fiducia, pazienza e affidamento al Signore. È una possibilità per crescere nella fede.
Tenendo conto della situazione geopolitica e delle minacce sottili che arrivano dalla vicina Russia verso i paesi baltici, tanta gente è grata per la presenza della Chiesa, che viene percepita come roccia di speranza e solidarietà. Tante persone, non solamente i cattolici, vedono nella nostra Chiesa, un'ancora di vita e uno strumento per la libertà della patria".