Un attacco ad personam, scagliato dai social contro il direttore del Giornale Tommaso Cerno. A firmarlo, con un video diffuso su Instagram, l'attivista islamico Davide Piccardo. Il direttore del sito La Luce mette nel mirino, di nuovo, questo quotidiano, ai suoi occhi colpevole di condurre inchieste sull'influenza della rete islamista in Italia. Ed ecco l'ultima, dove tira in ballo direttamente Cerno. Che, per Piccardo, sarebbe ossessionato dai musulmani. L'editoriale di venerdì è il gancio per prendersela, ancora una volta, con la stampa libera. Il pezzo del direttore è definito "divertente quanto patetico". Piccardo sorride e offende. Parla di "stile da temino da quinta elementare". Poi minimizza quanto denunciato da Cerno, ovvero le minacce, le fatwe e le copie del Corano spedite in dono. Le fatwe? "Il termine più abusato del mondo, ogni giorno ce n'è una fatwa sul suo giornale e sugli altri giornali del gruppo", dice beffardo. Le inchieste del Giornale, dunque, secondo Piccardo sarebbero solo "ricerca disperata di attenzioni da parte nostra".
Ma non è la prima volta che l'editore islamico attacca i giornalisti. Così come non è nuovo a prese di posizione controverse, per usare un eufemismo. Infatti, Piccardo è lo stesso che il 7 ottobre scorso, la ricorrenza dell'attentato terroristico di Hamas in cui hanno perso la vita più di mille israeliani, sempre sui suoi social, scriveva "Buon 7 ottobre a tutti". Un post corredato da un'immagine della spianata delle moschee di Gerusalemme, con una bandiera palestinese che sventola. Un messaggio, definito choc, che aveva suscitato reazioni e prese di posizione da parte della politica e delle comunità ebraiche. Sempre lui, nel 2017, indossava nelle piazze una maglietta con il simbolo delle quattro dita, segno noto come Rabaa, in solidarietà ai Fratelli Musulmani in Egitto. L'editore de La Luce ha condiviso, in passato, anche una serie di citazioni di Hassan al-Banna, che della fratellanza è stato il fondatore, fautore di un pensiero politico ispirato ai dettami della legge islamica originaria. L'esponente islamico italiano, in una diretta social, negli scorsi giorni aveva teorizzato la necessità di incidere alle urne per i musulmani.
Ma, soprattutto, Piccardo, negli ultimi mesi, ha difeso Mohammad Hannoun, arrestato con l'accusa di aver finanziato Hamas. "Solidarietà totale a Mohammad Hannoun e agli altri fratelli arrestati oggi. Colpevoli di aver nutrito per decenni gli orfani palestinesi. Netanyahu ordina e il governo italiano esegue", ha scritto sui social a seguito dell'arresto dell'architetto giordano. Piccardo, nel 2016, da coordinatore delle moschee di Milano aveva anche difeso Tareq Suwaidan, predicatore d'odio per cui il Viminale aveva deciso lo stop all'ingresso in Italia. L'attivista che attacca il Giornale, è finito nella bufera anche per aver pubblicato il libro "Le Spine e il Garofano". L'autore? Yahya Sinwar, il leader di Hamas considerato la mente del massacro del 7 ottobre. Tutto dire.
Intanto colpisce la violenza (per ora verbale) della contestazione che ha dovuto subire, all'Università di Bergamo, l'ex sindaco Giorgio Gori. "Non siamo con Hamas, siamo con chiunque spara a un sionista" dice uno degli attivisti, ripreso in un video.
E il ministro Anna Maria ha telefonato a Gori: "Quanto accaduto - dice non è solo un'offesa a Gori, a cui va tutta la mia solidarietà, ma anche un tradimento dei valori dell'Accademia e un attacco all'intera comunità che si riconosce nei valori della libertà e della democrazia".