Antonio Caprarica, giornalista di razza, volto televisivo noto al grande pubblico e - non da ultimo - raffinato dandy, ci è molto simpatico. Mettiamo subito le mani avanti. Ma questo non ci impedisce di dire che del suo ultimo libro - Il Bullo, come Donald Trump ha distrutto l'Occidente in uscita per i tipi di Piemme - condividiamo solo la data di pubblicazione stampata sulla terza di copertina e poco altro. Perché, mettiamo le mani avanti per la seconda volta: ci è simpatico pure il numero uno della Casa Bianca. Ora, che ci siamo confessati, possiamo procedere.
Caprarica ripercorre meticolosamente e in modo assolutamente documentato la lunga parabola umana, e forse pure un po' artistica, dell'attuale presidente degli Stati Uniti: le origini straniere, gli affari del padre, le ambizioni smodate di Donald, le trovate di marketing, i molti successi, i tantissimi fallimenti e le altrettante resurrezioni, le banalità psicologiche e le intemperanze umorali, le amicizie, gli amori, le pacchianerie e tutto quanto contribuisce a definire Trump una anomalia assoluta nel panorama mondiale. Era anomalo come gestore di casinò o patron di concorsi di bellezza, figuriamoci come presidente degli Stati Uniti. E, sia chiaro, in alcune critiche che Caprarica muove al tycoon, ci sono delle valide ragioni. E, allo stesso modo, l'autore non nega - come fa larga parte della stampa mainstream - ma anzi evidenzia le doti diplomatiche di Trump, a partire dal Medioriente. Ma il vizio limpidissimo, e quindi correttamente dichiarato nelle prime pagine del libro, è che Trump sia poco più che un pazzo cafone. Un parvenu che vuole consumare la sua vendetta nei confronti delle élite. Il distruttore della più grande democrazia del mondo e colui che metterà la parola fine all'Occidente per come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi. Una sorta di dittatore che odia le opposizioni e tutte le minoranze.
Fatta questa premessa - capirete - vale tutto. E così l'opera di Caprarica - pur sempre documentata - a tratti sembra, in ottemperanza al titolo, la bullizzazione di un bullo. Noi preferiamo il Caprarica fasciato nelle sue inglesissime giacche double breasted rispetto a quello che indossa il camice bianco del medico e diagnostica al quarantasettesimo presidente statunitense qualsiasi forma di turba e malattia mentale. Comprendiamo in Caprarica lo sdegno - da uomo del vecchio mondo e custode di un galateo politico e morale ormai in via di estinzione -, di fronte alle sgrammaticature di Trump, ad alcune miserie comunicative, a taluni abusi diplomatici e a una gestione disinibita della sicurezza di un Paese allo sbando. Ma il mondo non è solo un salotto insonorizzato da lussuose boiserie o, forse, è proprio la tensione tra quest'ultimo e uno di quei kitschissimi spettacoli di wrestling che Trump amava bazzicare; è il precipizio tra un piatto di ostriche e un Big Mac. Rifiutarsi di capire Trump - non condividere, ma solo capire - o bollarlo come un caso medico e non politico, per molti è il rifiuto fazioso di accettare lo srotolarsi di una modernità diversa dalle proprie volontà; ma per Caprarica è invece un gesto antico, nobile e financo aristocratico di difesa della tradizione.
Roba da conservatori. Gli stessi conservatori che, come ammette l'autore, appoggiano ancora in larga parte il loro presidente.Insomma, un libro da leggere, anche con il rischio, all'ultima pagina, di trovarsi più trumpiani di prima.