Libero, finalmente. Insieme ad Alberto Trentini anche Mario Burlò, imprenditore torinese, è stato rilasciato dalle carceri venezuelane dopo 14 mesi di detenzione. Senza mai aver saputo il perché del suo arresto, proprio come Trentini. Ma l'opera di mediazione con Caracas per la liberazione degli altri non si ferma perché, come detto dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, sono ancora tanti, 42, gli italiani con doppio passaporto detenuti nel Paese sudamericano, 24 dei quali per motivi politici.
Un passo alla volta, che almeno uno basta per uscire da una cella in cui per 14 mesi la vita è stata ai limiti. "Non so cosa sia Alcatraz con precisione, ma qui siamo andati oltre", ha raccontato Burlò al suo legale aggiungendo dettagli choc sulla sua detenzione. "Mi hanno costretto a dormire per terra per 14 mesi, non so più cosa sia un letto. Ho perso 30 kg, è stata durissima. Mi accusavano di terrorismo, mi contestavano di essere un terrorista, ma si figuri che assurdità". Qualche disavventura con la giustizia nel passato di Burlò c'è. Diversi erano i procedimenti che aveva in corso in Italia ma il suo avvocato, Maurizio Basile, chiarisce che "è stato assolto da tutte le accuse nel procedimento dove rispondeva di concorso esterno in associazione mafiosa" mentre un altro procedimento, dove l'imprenditore rispondeva di presunte indebite compensazioni, va ricelebrato. Dettagli, in confronto alla gioia per la liberazione, comunicata via telefono la notte scorsa alla figlia. "È finito un incubo. Non vedo l'ora di riabbracciarlo. È stato un anno difficile per noi, soprattutto per lui", ha raccontato la figlia 21enne Gianna. "Ci siamo detti che ci manchiamo, che non vede l'ora di tornare a casa, che il peggio è passato. Io ho pianto - racconta - Non sapevo se fosse vivo o morto. Poi mio padre soffre di diabete e ipertensione e non sapevo se prendeva le medicine. Ho avuto tanta paura, so com'è il Venezuela, ho temuto il peggio. Mi ha fatto impressione vederlo con i capelli rasati, appena lo vedo lo abbraccio e recupero quest'anno".
L'imprenditore sarà in Italia questa mattina. Specializzato in outsourcing e a capo di diverse aziende, nel febbraio 2025 è stato assolto dalla Cassazione dopo essere stato condannato in primo e secondo grado a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa nel processo sulla 'ndrangheta in Piemonte. L'imprenditore, era partito per il Venezuela in cerca di nuove opportunità imprenditoriali nel 2024 arrivando dalla Colombia ma subito dopo aver passato il confine è stato arrestato. Le autorità venezuelane non hanno mai fornito informazioni chiare sui motivi dell'arresto o sulle accuse.
Adesso, come spiegato da Tajani, l'obiettivo è riportare a casa tutti i nostri connazionali, molti con doppio passaporto. Tra loro, Daniel Enrique Echenagucia, 47 anni, imprenditore originario di Avellino, arrestato con i familiari, poi rilasciati, il 2 agosto 2024. Di lui si sa solo che si trova a El Rodeo I, lo stesso carcere di Trentini, in quasi totale isolamento.
Nelle celle di El Helicoide di Caracas invece, si trovano Gerardo Coticchia Guerra (arrestato nel 2020), l'ingegnere 55enne Juan Carlos Marruffo Capozzi e l'avvocato penalista Perkins Rocha di 63 anni, spostato con la italiana Maria Constanza Cipriani ma soprattutto consigliere giuridico di fiducia della leader dell'opposizione e premio Nobel per la pace María Corina Machado. Dopo la deposizione di Maduro, tutto è cambiato. E anche chi, come i detenuti-desaperecido sparsi per il Paese, l'avevano persa, stanno ritrovando la speranza. Un passo alla volta.