Casaleggio accusa Grillo: un casinaro, il flop colpa sua

M5s nel caos: i due leader sono sempre più distanti L'ex comico si difende sul blog: «Chi gongola si illude»

Casaleggio accusa Grillo: un casinaro, il flop colpa sua

Il populismo impopolare a Cinque Stelle crea problemi. Ai Cinque Stelle, almeno, sicuramente. Le distanze tra Davide Casaleggio e Beppe Grillo aumentano, la battaglia tra la base e chi comanda si riapre, i processi sommari a Luigi Di Maio ripartono. E così in parecchi grillini finiscono con lo scaricare le responsabilità su Virginia Raggi, e l'entourage della sindaca di Roma risponde accusando Chiara Appendino, prima cittadina di Torino. Quali risposte, in mezzo a questo marasma? Due, innanzitutto. Ma anche queste dividono: la prima è la necessità di abolire entro il 2017 il vincolo del doppio mandato. «Un vincolo assolutamente limitante», ammette Massimo Bugani, leader bolognese da sempre vicinissimo a Grillo. La seconda riguarda la possibilità di cancellare la soglia degli over 40 per i candidati alla Camera. Idee, per ora. E intanto l'odio scorre a fiumi, quando il nuovo che arretra prova a uscire dall'angolo smentendo la clamorosa sconfitta con una replica che arriva soltanto ieri, dopo il silenzio della nottata elettorale, imposto e mal digerito da parlamentari e amministratori pentastellati. Che nel frattempo riaccendono le faide con messaggi inviati sulle chat.

Poi il primo a parlare è l'artefice della sconfitta, Beppe Grillo. Decisamente comico e probabilmente un po' meno leader. «Il casinaro che ha portato a questo crollo, magari prevedibile, ma non per questo ingestibile», scrivono i fedelissimi del capo riflessivo, Davide Casaleggio. Grillo, sul blog, nega e rilancia: «Gongolate sulla fine del Movimento, ma vi illudete. Noi in crescita, lenta ma costante».

Casaleggio invece tace, nel suo studio milanese di via Moroni. Se per un po' ha apprezzato la verve dell'amico, ora vorrebbe contenerla. «Di politica parla Beppe, io voglio solo organizzare il Movimento», ripete ai suoi. Qui è nato il problema: l'ipercinetico Grillo continua a scavalcare Casaleggio anche sull'organizzazione. E in particolare sulla scelta dei candidati e sul modello del nuovo grillino di governo. Per questo Casaleggio ancora tace. Ieri ha parlato con il consulente aziendale che dovrebbe selezionare i nuovi candidati, ha ascoltato la lunga telefonata di Alice Salvatori, altra responsabile della disfatta genovese: «Siamo partiti tardi, se avessimo avuto un mese in più Pirondini sarebbe arrivato al ballottaggio», raccontava lei. Silenzio, dall'altra parte del telefono. E la convinzione che non fosse questa l'analisi più corretta. Vero, le vittorie di Torino e Roma avevano alzato l'asticella delle aspettative. Vero pure che alle amministrative il Movimento si era già dimostrato più debole rispetto alle elezioni politiche ed europee. Ma, riflette Casaleggio, ciò che è accaduto a Genova è la prova che i metodi di selezione scelti da Beppe vanno cambiati. Il confronto telefonico tra i due è schietto. In serata i collaboratori di Casaleggio parlano di un Grillo «furibondo». Davide invece ragiona pacato («Ci sono troppi incompetenti, o alziamo la qualità o il movimento sparisce») e pensa a cambiare le regole. Gli ronzano in testa i casi Mattia Calise, che non si è ricandidato al Comune di Milano per non bruciarsi la possibilità di correre per la Camera, e di Alvise Maniero, sindaco di Mira, in Veneto, che ha saltato un giro per non precludersi la via del Parlamento. Benedetto vincolo del doppio mandato e benedette espulsioni, come quella di Pizzarotti a Parma o di Marco Fabbri, cacciato e pure lui rinconfermato sindaco di Comacchio. «Bisogna cambiare strategia», sussurra Casaleggio. Le scelte impopolari non premiamo i populisti.

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