Casini sul Cav: "Adesso sa che deve unire"

Per l’ex presidente della Camera il Cavaliere sa che è venuto il momento di unire

Casini sul Cav: "Adesso sa che deve unire"

Silvio Berlusconi sa che deve unire, non gli interessa solo vincere. Pier Ferdinando Casini, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, svela quale, a suo parere, sia il progetto del Cavaliere: ridurre le divisioni in quell’area moderata, in cerca di convergenze, anche se a breve potrebbe portare a qualche sconfitta.

L’ex leader dell’Unione di Centro, pertanto, fa intendere quanto discusso nell’ultima visita ad Arcore, dove mancava da anni e in cui ci sarebbe stato più di un attestato di stima con Berlusconi, come d’altronde riportato anche su queste colonne. In quell’incontro, Casini gli avrebbe detto come non avesse senso rifare le cose del passato: “Il centrodestra ha i suoi protagonisti, l’area centrale anche”, confermando così la volontà ad aprire nuovi ragionamenti, pur rispettando le diversità.

Il giovane dentro, il Morandi della politica italiana, però, questa volta non si candida a essere suggeritore, come auspicato da molti. Lo definisce addirittura un destino gramo: “Se suggerisci quello che una persona si aspetta di sentirsi dire, il consiglio viene seguito. Altrimenti no”.

Non manca di esprimere, poi, considerazioni rispetto ai protagonisti nel campo moderato, a partire da Matteo Renzi, descritto proprio come il Casini dei tempi dello scudocrociato, ovvero il ragazzo intelligente, che però non sarebbe maturato abbastanza: “Lo capisco. Quando ero leader dell’Udc, ascoltavo tutti, ma facevo di testa mia”.

Discorso diverso, invece, per Silvio Berlusconi, che ritiene cambiato rispetto a quando erano alleati al governo e rivela come nonostante i tanti litigi il rapporto umano non si sia mai interrotto, facendo riferimento alla passeggiata di Arcore e rivelando come Berlusconi per cui contava solo vincere e farlo a ogni costo “adesso ha capito che il suo compito storico è quello di unire, di ridurre le divisioni. Il ritiro della sua candidatura per il Colle credo sia derivato soprattutto da questa consapevolezza”.

A proposito di Quirinale, l’ex presidente della Camera svela anche qualche retroscena. Premia, infatti, Giorgia Meloni per essere stata chiara sin dal principio, mentre su Salvini afferma come avrebbe cambiato idea per strada. Chiarisce, comunque, “non tutti i guai vengono per nuocere”. Rispetto al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella afferma come la rielezione sia una benedizione per il Paese, paragonando l’Italia a un ospedale ai tempi del Covid in cui il Capo dello Stato sarebbe il capo del nosocomio e Draghi un valido medico. “Nel mezzo di una pandemia non mandi un primario a fare il presidente dell’ospedale. Non funziona”.

Un Casini, quindi, ottimista, anche sui 5 Stelle e su quanto sta accadendo nelle ultime ore, dove è in corso una vera e propria resa dei conti tra il segretario Conte e il ministro Di Maio. I pentastellati di oggi, secondo il leader dei centristi, entrando nelle istituzioni, avrebbero capito che non erano come immaginavano. Lascia intendere, pertanto, come più di qualcuno, a quelle latitudini, sarebbe disposto a intraprendere un percorso moderato.

Diversa, infine, la situazione nel Pd, il partito che lo ha riportato in Parlamento, dove anche nell’intervista in cui lancia l’appello a Berlusconi, non rinuncia a ringraziare l’amico Dario Franceschini. Ricorda dell’attuale titolare del Mibact quando nella nebbia di Ferrara si incontravano al casello e soprattutto la fase in cui il ministro si mise contro Nino Cristofori, allora riferimento per la Dc locale. “Sento – afferma Casini - che qualcuno lo rimprovera per avermi sostenuto al Quirinale con troppo affetto. Ma prima della politica, viene sempre la vita”. Il messaggio, pertanto, è chiaro, ovvero evidenziare come la diatriba interna ai dem starebbe mettendo in discussione addirittura quei valori che dovrebbero caratterizzare tale forza politica.

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