Un dossieraggio a senso unico contro il centrodestra partito dalla Direzione nazionale antimafia anche per sbarrare il Colle a Silvio Berlusconi ed Elisabetta Casellati. È in questo tempio sacro della legalità voluto da Giovanni Falcone che un servitore dello Stato, il finanziere Pasquale Striano, avrebbe messo in atto per quattro anni una consultazione "compulsiva" delle informazioni riservate nelle banche dati, estrapolando migliaia di documenti su richiesta dei cronisti del Domani, con atti secretati diventati esclusive giornalistiche contro gli avversari politici.
Dopo un balletto di competenze tra Perugia e Roma anche alla luce di una pronuncia della Cassazione sui magistrati della Dna, finito nel febbraio del 2025, i pm della Capitale Giulia Guccione e l'aggiunto Giuseppe De Falco hanno chiesto il rinvio a giudizio per Striano e il suo superiore, l'ex sostituto antimafia Antonio Laudati. Le accuse sono pesanti: accesso abusivo a sistemi informatici, rivelazione e utilizzazione di segreti d'ufficio e falso. Si parla di migliaia di accessi considerati non autorizzati ai sistemi informatici riservati, come scritto nell'avviso di conclusione delle indagini notificato lo scorso novembre. Fonti della Procura confermano che da allora il quadro si è arricchito di nuove informative investigative e di ulteriori addebiti nei confronti di Striano. Il verminaio (felice definizione dell'ex procuratore capo di Perugia Raffaele Cantone) avrebbe influito sulla vita democratica del Paese, con dossier tirati fuori dal cilindro nei momenti cruciali della Repubblica: dai tentativi di intralciare la formazione del governo di Giorgia Meloni al dossier Quirinale passando per l'ossessione per la Lega, il partito più dossierato fin dall'exploit di Matteo Salvini alle Politiche del 2018, con il maggior numero di materiale passato illecitamente legato al Carroccio.
A scoprire i dossieraggi era stato il ministro della Difesa Guido Crosetto: vittime di questo meccanismo tra gli altri anche l'ex premier Matteo Renzi, il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara, la presidente della commissione Antimafia Chiara Colosimo, il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, la deputata Marta Fascina, oltre al presidente della Figc Gabriele Gravina e all'allenatore Massimiliano Allegri, senza contare le intrusioni illegali anche sul figlio di Crosetto Alessandro, nonché gli accessi abusivi "per individuare la presenza di segnalazione di operazioni sospette su Fdi"
Il difensore di Laudati Andrea R. Castaldo si dice fiducioso di poter chiarire l'estraneità del pm. Resta la compulsiva attività di Striano, messa a segno su pressante richiesta dei giornalisti del Domani Stefano Vergine e Giovanni Tizian, per cui i pm chiedono il rinvio a giudizio dopo averli descritti come "istigatori" delle condotte illegali di Striano, in un "medesimo disegno criminoso", secondo la Procura, "nel contesto di rapporto di collaborazione esistente e perdurante quantomeno dal 2012" tra Striano e Tizian, che avrebbe spinto il sottufficiale a ravanare nelle banche dati della Dna e della Gdf per fornire loro centinaia di atti riservati usati per inchieste sul quotidiano ma anche dossier sui fondi del Carroccio, il Russiagate e perfino Il libro nero della Lega proprio di Tizian e Vergine. Un'attività andata avanti almeno dal 2018 per quattro anni, in cui al solo Tizian vengono inviati ben 337 documenti coperti da segreto. Va invece verso l'archiviazione la posizione del giornalista Nello Trocchia, stralciato dall'indagine principale perché avrebbe ricevuto soltanto cinque file sul boss albanese Elvis Demce, scaricati da Striano il 22 e il 23 febbraio 2022, e mai materiale riguardante persone non coinvolte in indagini antimafia.
"Mai fatto accessi, mai divulgato informazioni o documenti, ho solo delegato indagini al gruppo Sos della Dna (composto da dieci persone e non solo da Striano) rispettando le norme interne dell'Ufficio", fa sapere Laudati.