Magistratura

Caso Gravina, l'ipotesi di una messinscena sui soldi per l'acquisto di alcuni libri antichi

Il presidente della Figc contesta l'accusa di autoriciclaggio: "Il denaro ricevuto? Una caparra per un affare non andato in porto". I dubbi della Procura di Roma

Caso Gravina, l'ipotesi di una messinscena sui soldi per l'acquisto di alcuni libri antichi

Ascolta ora: "Caso Gravina, l'ipotesi di una messinscena sui soldi per l'acquisto di alcuni libri antichi"

Caso Gravina, l'ipotesi di una messinscena sui soldi per l'acquisto di alcuni libri antichi

00:00 / 00:00
100 %

E se la storia dei libri antichi di Gravina fosse stata fin dall'inizio una messinscena? Dell'inchiesta di Perugia sui dossier confezionati nei meandri della Direzione nazionale antimafia non si sa più nulla da tempo: pare che la conclusione sia lontana, anche perché di accessi abusivi compiuti anche recentemente ne stanno saltando fuori quantità industriali. E neanche della costola approdata a Roma sugli affari di Gabriele Gravina, presidente della Federcalcio. Ma dalle carte del fascicolo romano intanto spunta un documento che richiederebbe qualche spiegazione proprio da parte di Gravina che, da quando il suo nome è finito sui giornali, si è impegnato pubblicamente a chiarire tutto, presentando ai pm romani una corposa memoria, e sostenendo di essere stato lui a denunciarsi per il reato di autoriciclaggio, in modo da poter chiarire fino in fondo la sua posizione.

Tutto ruota intorno ai soldi che Gravina riceve nel 2019 dall'entourage di Marco Bogarelli, geniale broker di diritti tv del calcio, che morirà nel 2021. Il problema è che un anno prima la Lega Calcio, di cui Gravina è allora presidente, ha fatto un contratto per la cessione dei diritti tv ad una società inglese, la Isg, assai vicina al consulente della Figc Giuseppe Ciocchetti, cresciuto proprio alla scuola di Bogarelli. Quel bonifico ha qualcosa a che fare con l'appalto per i diritti? È questa la convinzione che sembra avere Pasquale Striano, il maresciallo in servizio alla Dna, quando nel maggio 2022 si mette a fare interrogazioni a raffica su tutto il mondo che ruota intorno a Gravina, a Ciocchetti e a Gianni Prandi, consulente della comunicazione del leader della Cgil Maurizio Landini. Tra i dossierati, anche l'inglese Anthony Burgess, a capo della Isg, quella che compra i diritti da Gravina.

A marzo scorso, quando dal calderone del caso dei dossier salta fuori anche questa storia, Gravina ha fornito la sua spiegazione: i soldi erano una caparra ricevuta per l'acquisto di una collezione di libri antichi, di cui il presidente Federcalcio è appassionato cultore. L'affare non va in porto, e Gravina legittimamente incamera la caparra. La Procura di Roma, dove l'inchiesta è affidata al pm Maria Calabretta, ha acquisito una serie di documenti, compresa la bozza dell'accordo tra Gravina e Bogarelli per la cessione dei libri: è una lettera datata apparentemente 3 luglio 2019 in cui Gravina scrive a Bogarelli «Caro Marco, ho ricevuto lo scorso 28 giugno la tua proposta di sottoscrivere una scrittura di opzione il cui contenuto di seguito ti trascrivo»: nella scrittura Bogarelli quantifica in 1,2 milioni il valore della collezione e «considerato l'interesse già mostrato da terzi al medesimo acquisto» propone una opzione «a titolo oneroso» di 350mila euro. Ma c'è anche un appunto manoscritto, apparentemente da Gravina, in cui l'intera operazione appare fin dall'inizio destinata a non andare in porto: infatti vengono indicate sia la data dell'accettazione, 10 giugno, ma anche quella del «non esercizio» dell'opzione (10 settembre) e della restituzione (10 ottobre) della caparra; seguite da una «nuova proposta» che prevede l'accettazione entro il 12 settembre e il pagamento entro il 28 dello stesso mese. Un accavallarsi di date apparentemente incomprensibile, che ora gli inquirenti romani stanno cercando di sbrogliare e di interpretare. Gravina si limita nell'appunto a prendere atto del fallimento dell'accordo, o ne sta già prefigurando l'esito più conveniente?

È su questo interrogativo che si giocano l'esito dell'indagine della Procura di Roma e la sorte di Gravina. L'accusa di corruzione non è stata formulata perché la Lega Calcio, a differenza della Figc, è un ente privato e il suo presidente non è un pubblico ufficiale. Ma il reato di autoriciclaggio (consistito nell'utilizzare la somma per comprare un appartamento alla figlia) se trovasse conferma nei prossimi sviluppi, potrebbe portare alla richiesta di rinvio a giudizio di Gravina.

Con l'ipotesi, non remota, che la vicenda confluisca con gli altri filoni di indagine ancora aperti, e scaturiti anch'essi dalle incursioni (tuttora inspiegabili) di Striano: dalla vendita della Salernitana agli affari assicurativi della Fgci.

Commenti