Il caso del filo Hamas Mohammad Hannoun continua a tenere banco e ieri si è tenuta l'udienza presso il Tribunale del Riesame di Genova che, dopo aver ascoltato le posizioni di Hannoun e degli altri sei detenuti al centro della maxi inchiesta "Domino", deciderà se confermare o meno le misure cautelari stabilite dai magistrati inquirenti. Anche se la decisione non dovrebbe essere resa nota prima di lunedì.
Sono indagati per presunto finanziamento del terrorismo islamico: tramite associazioni come la Abspp, facente capo ad Hannoun, avrebbero raccolto fondi con la scusa della beneficenza per dirottarli, invece, ad Hamas. All'esterno del Palazzo di Giustizia si è tenuto il solito presidio di solidarietà nei confronti degli arrestati, a cui hanno partecipato alcune decine di attivisti pro Pal, al grido di slogan come "fermiamo il genocidio in Palestina, liberi tutti subito, la solidarietà non si arresta", o "Mohammad Hannoun libero", "Israele ordina e l'Italia esegue". Ciò su cui si aggrappano i sodali e strenui difensori di Hannoun e della rete filo Hamas sta nel fatto che Israele abbia collaborato alle indagini fornendo delle indicazioni alle autorità italiane.
Ma ignorano totalmente le intercettazioni ambientali, le frasi che incriminerebbero gli indagati per loro stesse ammissioni, così come l'ingente flusso di denaro contante (era così tanto che Hannoun era dotato di un conta banconote) che in alcuni casi è stato nascosto, come avvenuto a Sassuolo, in un garage. Così come nessuno ha ancora spiegato perché Hannoun sia stati ritratto in più circostanze con ex capi di Hamas o con l'attuale ministro della diaspora di Hamas Khaled Meshal. Normali frequentazioni?
O cosa unisca Hannoun con Riyad Adbelrahim Jaber Albustanji, giordano che al momento dell'arresto si trovava a Modena, ma abitava stabilmente in Norvegia. Secondo quanto ci risulta ha un ruolo sia nella propaganda che nel fundraising, che espleta attraverso i suoi giri europei e italiani. Sarebbe proprio lui l'elemento di collegamento con ala militare di Hamas, ed è stato infatti ritratto con i vertici delle brigate Al Qassam.
Ma questo i manifestanti fingono di non vederlo. Tra loro spicca Elio Lupoli, volto del centro sociale Csa Vittoria di Milano, presente in ogni presidio per il filo Hamas. Intervistato da Agtv, in merito alle indagini, ha detto che "questo è un obbrobrio da tutti i punti di vista. Si apre un processo a delle persone indagate per anni, ma ogni volta si arriva al nulla, perché non c'è nulla, è tutto trasparente e alla luce del sole. Il problema è che si apre un processo e tutti i dati più sensibili arrivano da un'informativa dei servizi segreti dell'Idf, dell'entità coloniale sionista. Queste sono persone che torturano".
Ma la sua versione è facilmente smentita dalle carte in cui si evince uno strenuo lavoro della Procura e delle nostre forze di polizia e di intelligence, in cui nulla viene lasciato al caso, e
le affermazioni degli stessi protagonisti lasciano poco spazio all'immaginazione, anche perché lo stesso dipartimento del Tesoro Usa aveva già inserito Hannoun e le sue associazioni nella black list del terrorismo.GiuSor