Quello che Fedez non vi dice sul ddl Zan

Le attività Lgbt nelle scuole e i veri scopi ideologici: tutte le ombre del ddl Zan

Quello che Fedez non vi dice sul ddl Zan

Abbiamo già provato a dare a Federico Lucia, in arte Fedez, una breve lezione di democrazia sul rispetto delle opinioni altrui. Dunque partiamo dal presupposto che il cantante e i suoi paladini abbiano riguardo del nostro dissenso, e che dunque si possa ragionare un po’ sul ddl Zan. In maniera più approfondita di quanto non abbia fatto il n° 2 dei Ferragnez dal palco del primo maggio.

Il testo del disegno di legge, già approvato alla Camera, non è né lungo né di complessa lettura. Eppure per la scaltrezza con cui è stato scritto si presta a interpretazioni e storture che giustificano in larga parte le preoccupazioni di cattolici, conservatori, femministe e pure delle lesbiche. Prendete l’articolo 1, che poi è una sorta di glossario dell’ideologia gender. Pensate che al mondo esistano i maschi e le femmine? E che al massimo qualcuno tenta una transizione da una sponda all’altra? Beh, siete dei retrogradi. Perché il ddl Zan sentenzia per legge altre definizioni antropologiche di dubbia natura. Tipo: per “genere” si intende una “manifestazione esteriore conforme o contrastante con le aspettative sociali connesse al sesso” (e che vuol dire?); e addirittura arriva a disciplinare qualcosa di ancor più fumoso, “l’identità di genere”, ovvero “l’identificazione percepita e manifesta di sé in relazione al genere, anche se non corrisponde al sesso”. Oggi mi sveglio maschio, domani femmina, dopodomani chissà.

Ora, è legittimo portare avanti le proprie battaglie. Pure quelle più strampalate. Ma non si dica che questo glossario arcobaleno non ha finalità ideologiche. Lasciate perdere la fregnaccia del “serve per difendere gli omosessuali”. Non è così. L’obiettivo sotteso, spiega il politologo Alessandro Campi, è quello di “lasciarsi alle spalle le differenze tra i sessi naturalisticamente definite a favore delle identità sessuali e di genere soggettivamente percepite e autocertificate”. Si tratta insomma un intento politico-culturale, intrapreso mettendo in vetrina quelle belle parole sulla lotta all’omofobia. Va bene, siete liberi di perseguire lo scopo. Ma almeno ditelo chiaramente. Chiaro, Fedez?

Anche perché se l'intento fosse solo quello di combattere le violenze, le sinistre fedeziane avrebbero potuto banalmente accettare il testo scritto dai colleghi di maggioranza di Lega e Forza Italia. Senza strani passaggi gender né pilatesche Giornate nazionali per la lotta all’omofobia, la proposta del centrodestra puntava solo a riconoscere l’aggravante dei reati omofobi. Punto e basta. Ma Pd e M5S hanno preferito forzare la mano sul ddl Zan. Lo sa Federico Lucia che il 17 maggio di ogni benedetto anno i suoi figli a scuola saranno sottoposti a “cerimonie e incontri” obbligatori, ovviamente appannaggio delle associazioni Lgbt di varia natura? Direte: cosa c’è di strano? Lo ha spiegato bene Michela Murgia in tv: "Il punto è cominciare a modificare la cultura”. Modificare la cultura, chiaro? Ci è permesso non condividere?

Ultimo appunto sulla libertà di espressione. I tifosi del ddl Zan ritengono i timori liberticidi eccessivi, perché l’articolo 4 contiene la cosiddetta clausola sul pluralismo delle idee. Già il fatto che una norma debba prevedere una “clausola di libertà”, teoricamente garantita dalla Costituzione, dimostra la pericolosità di quanto contenuto nel testo. E poi è previsto un limite: si può cioè dire e pensare ciò che si vuole purché le idee non siano “idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti”. Bene. E chi decide quando le opinioni determinano un effettivo pericolo? Spiega Campi: “Ci vuole poco a capire quali margini di discrezionalità, con una magistratura politicizzata in molte sue frange come quella italiana, lascia aperta una simile formulazione”.

Ad esempio: come potremo essere liberi di dire che “l’identità di genere” è una frottola astrofisica? E come potremo sostenere che non si può scegliere la mattina davanti allo specchio se sentirsi maschietto o femminuccia, se questo principio viene sancito dalla legge? Potremo ancora affermare che le coppie omosessuali non debbono adottare bambini? O che l’utero in affitto è un mercimonio orrendo e un crimine contro le donne? Potranno i cattolici dirsi contrari al matrimonio gay? È evidente che l’incertezza giuridica del testo produrrà denunce temerarie contro chiunque si opponga all’ortodossia arcobaleno. Lo dimostra quanto detto ieri da Alessandro Cecchi Paone a La Zanzara: ritenere che l’unica famiglia sia quella tra uomo e donna sarebbe incitamento all’odio perché “crea infelicità negli esseri umani", quindi sarebbe "perseguibile". Abbiamo il diritto di dissentire?

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