"Chiamarsi così? Non porta bene" La fosca "profezia" sugli ex M5S

Gabriele Maestri, esperto di diritto dei partiti politici, ci dice la sua opinione sui pentastellati che hanno chiesto l'uso del simbolo all'Idv per far nascere il gruppo in Senato

"Chiamarsi così? Non porta bene" La fosca "profezia" sugli ex M5S

"La questione è delicata perché quello degli ex M5S sarebbe l'unico altro gruppo d'opposizione, oltre a Fratelli d'Italia e, quindi, saremo di fronte a una scelta dall'alto valore politico". A intervenire sulla nascita di una forza parlamentare che riunisca i dissidenti pentastellati è Gabriele Maestri, esperto di diritto dei partiti politici e autore del libro 'I simboli della discordia'.

Cosa pensi della frattura nel M5S?

"È un qualcosa di prevedibile per un movimento che certamente non era compatto e che, nel giro di pochi anni, si è trovato ad affrontare molte scelte distanti l'una dall'altra come l'appoggio ai tre governi di questa legislatura. Era inevitabile che qualcuno non fosse d'accordo con le scelte che sono state prese, a maggior ragione ora perché la figura di Draghi non è in linea con lo spirito originario del Movimento a cui più di qualcuno si richiama".

Per costituire un gruppo in Senato serve il simbolo di un partito che ha partecipato alle elezioni. Ma basta aver partecipato o deve avere anche un rappresentante in Parlamento?

"In teoria, al Senato, le modifiche apportate nella scorsa legislatura all'articolo 14 del regolamento, dovevano servire per ridurre la frammentazione e per scoraggiare la nascita di nuovi partiti in corso di legislatura. Si è trovata una prima scappatoia nel 2019 quando si è consentita la nascita del gruppo di Italia Viva grazie all'apporto del Partito Socialista Italiano che aveva partecipato alle elezioni. Ma non solo. Il Psi, sebbene in un collegio uninominale e non col suo simbolo, aveva eletto un suo rappresentante, Riccardo Nencini, che all'epoca ne era ancora il segretario".

E gli scissionisti del M5S potrebbero effettivamente sfruttare il simbolo dell'Idv?

"L'articolo 14 prevede che si possano creare gruppi di 10 senatori, ma si chiede che corrispondano a singoli partiti o movimenti politici che si siano presentati alle elezioni uniti o collegati e, certamente, l'Idv, anche se molti non se ne sono accorti, ha partecipato alle elezioni anche al Senato all'interno della lista Civica popolare, insieme ad altre forze. Però è anche vero che lo stesso articolo dice che ciascun gruppo deve rappresentare un partito che abbia presentato alle elezioni del Senato propri candidati conseguendo l'elezione di senatori. Ora, tocca capire se questo requisito vale solo all'inizio delle legislatura o anche più avanti. Con Psi-Italia Viva il problema non esiste perché un eletto c'era, ma nel caso degli ex grillini si pone questo dubbio. La decisione dovrebbe spettare alla presidenza del Senato".

Ma se un ex grillino aderisce a Italia dei Valori e dopo qualche giorno o settimana viene raggiunto da altri 9 senatori, può costituire il gruppo?

"Ci sono studiosi che sostengono di sì, mentre altri sostengono che non si possa fare se al gruppo non partecipa anche la sola persona che è stata eletta nella stessa lista di cui faceva parte anche l'Idv. Quella persona c'è e si chiama Pier Ferdinando Casini che, difficilmente, accetterà mai di rappresentare l'Italia dei Valori e men che meno di un gruppo d'opposizione. Casini, infatti, è stato eletto con la lista Civica popolare in rappresentanza dei 'Centristi per l'Europa' e, quindi, per qualcuno l'unico che potrebbe far nascere un gruppo sarebbe lui. Personalmente, io non ne sono convinto".

Dal punto di vista politico può essere vantaggioso o controproducente usare il simbolo di un partito ormai quasi inesistente come l'Idv?

"Lannutti, che è stato senatore dell'Idv, ha proposto di usare quel simbolo pensando al partito delle origini e non certamente alla sua ultima fase calante. Più di qualcuno dei Cinquestelle della prima ora era vicino a quella esperienza tant'è vero che Grillo nel 2009 sostenne Sonia Alfano e Luigi De Magistris che alle Europee di quell'anno erano candidati con l'Idv. Di fatto, quindi, paradossalmente è un vero ritorno alle origini di quel partito e che, certamente, non tiene conto di quel che è successo dopo. Ed è anche per questo che il segretario dell'Idv Ignazio Messina è favorevole, a patto che ci sia un progetto politico nuovo, visto e considerato che nel nuovo simbolo dell'Idv non compare neppure il nome di Di Pietro".

Si vocifera che, alla Camera, i dissidenti M5S vogliano usare il nome 'Alternativa' per creare il loro gruppo. Non sarebbe un fatto inusuale avere nomi differenti per Camera e Senato?

"No, perché, a quel punto, in Senato il gruppo si chiamerebbe Alternativa-Italia dei Valori così come il gruppo senatoriale dei renziani si chiama Italia Viva-Psi. Solo al Senato c'è bisogno di appoggiarsi a un altro partito, alla Camera no. Certo che il nome di Alternativa non è proprio nuovissimo...".

Cosa ti richiama il nome Alternativa?

A livello nazionale, di 'Alternativa' ne abbiamo avute già due. La prima, paradossalmente, è nata proprio tra gli ex Cinquestelle nel 2015 nacque come gruppo di riferimento del deputato Massimo Artini, ma è stato un nome labile e non è durato molto. Poi, qualche mese dopo, è nata Alternativa Popolare, nuovo nome del Nuovo Centro Destra di Angelino Alfano, lo stesso soggetto politico che ha consentito al Popolo della Famiglia di correre alle ultime Europee senza dover raccogliere le firme. Ma non solo. Qualche mese dopo ha permesso la nascita, alla Camera, della componente Ap-Popolo protagonista dell'ex Cinquestelle Gianluca Rospi.

Si può, quindi, dire che Alternativa sia Idv non sia un nome proprio fortunatissimo...?

Dal punto di vista formale si può usare dato che nessuno può brevettare l'esclusiva della parola alternativa. Certo, i precedenti non aiutano...