Impassibile: la bottiglietta d'acqua in mano, vestita, come sempre, in giacca scura e t-shirt bianca, Chiara Petrolini ha atteso così la lettura della sentenza di primo grado del tribunale di Parma che la condanna a 24 anni e 3 mesi e ulteriori 5 anni di libertà vigilata. Da ieri la studentessa di Traversetolo non è più indagata, ma condannata per quei due bambini che ha portato in grembo e partorito, seppellendoli nel giardino di casa. Ora ci sarà l'appello, continuerà la battaglia delle perizie, ma i conti dicono che una ragazza di 22 anni sarà, al netto degli altri gradi di giudizio, una donna di oltre 50, quando potrà riassaporare la libertà di una vita. Che non ha, però, esitato a togliere ai suoi figli.
La sentenza ha riformato la richiesta di condanna a 26 anni, assolvendo Petrolini per il primo omicidio. Impossibile per la corte stabilire se, nel maggio 2023, Domenico Matteo fosse nato vivo: troppo pochi i resti di quella che vita che non fu. Chiara ne soppresse di sicuro il cadavere, scavando una buca qualche giorno prima della notte del primo parto. Non ebbe, invece, il tempo di farlo, l'agosto dopo: così quando nacque Angelo Federico, Chiara prima perse i sensi e dopo qualche minuto, rinvenne e uscì in giardino, ma dalla parte opposta rispetto all'anno prima e depose, anzi per la Giustizia e i suoi articoli "occultò", quel secondo figlio in un anfratto scavato dai suoi cani. Alla lettura della sentenza il padre della ragazza è scoppiato a piangere. Un folto gruppo di amici e la moglie ne hanno schermato il dolore con giacche e borse prima che le forze dell'ordine intervenissero per far uscire le telecamere.
In un giorno di aprile tanto luminoso quanto feroce, Petrolini è sgusciata via veloce, quasi mischiandosi agli studenti suoi coetanei del vicino conservatorio. Loro a lezione, lei di nuovo ai domiciliari, questa volta da condannata. Come lei Samuel, il padre mancato: lo sguardo perso, via in auto rapidissimo. Più "eloquenti" i suoi genitori: ha annuito, quasi meccanicamente, la madre Sonia Canossi, per tutto il tempo in cui la corte ha sottolineato i dettagli del risarcimento confermato come da richiesta per la parte civile.
"In questa vicenda Samuel si è sempre sentito escluso, oltre che tradito ha commentato il suo avvocato Monica Moschioni e ora si attenderebbe un cenno da parte di Chiara". Parla di ferita che non si rimarginerà anche per l'intera comunità di Traversetolo l'avvocato di parte civile Giovanni Mauri: "Non c'è verdetto che potrà riportare in vita questi bambini". In effetti in paese, fra le prime colline dell'appennino, già da giorni è tornato quel silenzio di piombo di quell'estate del ritrovamento dei bimbi. Nessuno ha voglia di commentare una vicenda su cui tutti si sono fatti molte idee, senza volerle esprimere.
Il procuratore di Parma Alfonso D'Avino è cauto nel pensare ad un appello: "Valuteremo se opporci all'assoluzione dal primo omicidio, derubricato in soppressione di cadavere. Questa è una vicenda dolorosa che non ha quasi precedenti". La Procura di Parma ha sempre sostenuto non solo la premeditazione di un gesto reiterato e maledetto, ma anche la tesi che entrambi i bambini fossero nati vivi e che Chiara avesse "duplicato", quasi come una fotocopia, il suo comportamento scellerato senza mai confidarsi con nessuno ne chiedere aiuto.
Di avviso opposto, ovviamente la difesa della giovane: "Leggeremo per capire le motivazioni di una sentenza che recepisce solo in parte le nostre osservazioni spiega Nicola tria, l'avvocato di Chiara - . Avremmo voluto una pena più mite, ma il percorso non finisce qui e torneremo a batterci soprattutto sulla questione del disagio patologico che Chiara ha affrontato durante la gravidanza".