"Non eravamo a conoscenza di un fascicolo a carico di Cinturrino per fatti del 2024. Non sapevamo nulla né dell'accusa di falso né del video spuntato sul web in questi giorni. Altrimenti, come è capitato in molti casi analoghi, avremmo preso provvedimenti disciplinari e avremmo assegnato l'assistente capo ad altro incarico": così la Questura di Milano a proposito delle voci insistenti delle ultime ore. I capi di Carmelo Cinturrino (nella foto) sapevano che aveva già giocato sporco? No, ribadisce via Fatebenefratelli. "E a quanto ci risulta, neppure la Procura ne era a conoscenza".
La vicenda è quella di un ventenne tunisino arrestato per spaccio dal poliziotto 41enne nel dicembre 2024 e poi assolto. In quella sede il Tribunale aveva disposto la trasmissione degli atti in Procura per una imputazione di falso, perché l'operante avrebbe compilato un verbale non veritiero. Ma la storia è emersa solo alcuni giorni fa, insieme al video che mostra Cinturrino intascarsi una banconota da 20 euro. E in effetti il fascicolo relativo è stato aperto dai pm solo dopo che è scoppiato il caso del pusher ucciso a Rogoredo. Che fine abbia fatto l'imputazione tra fine 2024 e oggi resta un mistero.
Intanto è stato deciso che Cinturrino resta in cella. Ieri il gip di Milano Domenico Santoro ha disposto la custodia cautelare in carcere per il poliziotto accusato dell'omicidio volontario di Abderrahim Mansouri (non ha convalidato invece il fermo, per assenza del pericolo di fuga). Cinturrino, che si trova a San Vittore, è difeso dall'avvocato Pietro Porciani. Nelle prossime ore ricorrerà al tribunale del Riesame per chiedere gli arresti domiciliari. A carico dell'assistente capo il giudice ha valutato che ci siano gravi indizi di colpevolezza e anche che possa uccidere ancora e inquinare le prove, ad esempio provando a convincere i suoi colleghi a dare una versione a lui favorevole dei fatti avvenuti al boschetto della droga il 26 gennaio. L'agente - è la ricostruzione dei pm - ha sparato al pusher e poi, per sostenere la tesi della legittima difesa, ha messo accanto al suo corpo la replica di una pistola. Nell'interrogatorio il 41enne non avrebbe avuto alcuno "spirito collaborativo", scrive il gip, e ha ammesso solo "aspetti che risultavano" già dalle indagini, come di aver "alterato la scena del delitto". Inoltre i suoi "metodi intimidatori" nelle operazioni anti spaccio, che lui ha negato, trovano "conferma" nelle testimonianze raccolte.
Il poliziotto ha "continuato a negare di aver toccato il corpo del Mansouri", che invece sarebbe stato girato per far credere che era stato colpito frontalmente e non quando era lievemente voltato "per darsi alla fuga". Le affermazioni dei colleghi dell'assistente capo, quattro dei quali sono comunque indagati per favoreggiamento, "sui metodi adoperati nello svolgimento dell'attività d'ufficio trovano conferma in quelle rese dai frequentatori del bosco di Rogoredo". Il gip aggiunge che il 41enne può "commettere ulteriori gravi reati" come quello "per cui si procede, ovvero con l'uso di armi o di altri mezzi di violenza personale, se non di criminalità organizzata". Il provvedimento del giudice evidenzia il "concreto" rischio di "azioni lesive" nei confronti dei colleghi e degli altri frequentatori del boschetto.
Continua il gip: "Solo il corso delle indagini consentirà di evidenziare se possano essere ravvisabili circostanze aggravanti" nei confronti di Cinturrino, cui "provvisoriamente" è stato contestato l'omicidio volontario non aggravato."Smentisco ogni infamità che hanno tirato fuori": ha dichiarato il 41enne durante l'interrogatorio proprio a proposito dei colleghi, dopo che hanno deciso di cambiare versione e di parlare di richieste di pizzo e abusi.