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Città, giovani, astensionisti. L'onda anomala del No vince con il 53,7% dei voti

Il Sì davanti soltanto in Friuli-Venezia Giulia, Lombardia e Veneto. Crollo dell'affluenza in tutto il Meridione

Città, giovani, astensionisti. L'onda anomala del No vince con il 53,7% dei voti

Un'onda nuova e difficile da prevedere. La battaglia referendaria finisce 53,74% a 46,26% per il No. Esistono almeno tre elementi per interpretare il voto: il distacco tra grandi città e piccoli centri, l'esordio di una rinnovata generazione di elettori e gli strani flussi interni ai sostenitori dei partiti tradizionali. Senza contare l'affluenza, che stupisce sondaggisti e analisti: il totale è 58,9%, circa 8 punti percentuali in più rispetto ai pronostici.

Per quanto riguarda la partecipazione, la mappa è diversificata, con l'Emilia Romagna che guida la classifica: 66,7% di aventi diritto alle urne. Sono otto le Regioni in cui si supera il 60%. Bologna, Firenze, Milano, Roma e Torino guidano il treno delle grandi città del Centro Nord. Nel Sud non è così: Napoli, Palermo e Catania si fermano sotto al 50% di affluenza. Nelle città in cui il numero di laureati è cospicuo, l'affluenza è più alta. Medesimo discorso per le grandi realtà urbane dove gli immigrati sono più numerosi. Il No trionfa nei centri urbani che presentano dai 500mila ai 20mila abitanti. Il Sì vince nelle realtà piccole, quelle che hanno dai 10mila abitanti in giù. È la narrativa del "centro" contro le "periferie" che per una volta sorride al centrosinistra.

A Napoli, il No è al 71%. A Firenze, i contrari alla legge Nordio raggiungono il 65%. E lo stesso succede a Palermo. Il Sì vince in Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia. Il No domina in tutte le altre Regioni. Tra le sfide più tirate, quelle in Abruzzo, Trentino Alto Adige, Valle d'Aosta e Umbria. Nelle altre, nessuna partita. Evidente, rispetto alle attese, il crollo del Sì al Sud. La situazione del Meridione è riassumibile con alcuni dati: nell'azzurra Sicilia, il No segna il 60%. Situazione simile in Calabria, dove il No arriva al 57,24%. E ancora la Campania, dove i contrari alla riforma Nordio sfiorano il 66%.

L'onda anomala è giovane. La fotografia di Opinio Italia per la Rai è esaustiva: nella fascia di coloro che hanno tra i 18 e i 34 anni, il No è al 61%. È un dato decisivo. Il No prevale anche nella fascia che comprende coloro che hanno dai 35 anni ai 54 anni: 53,3%. La differenza si assottiglia quando il settore anagrafico coperto è quello dei 55enni: un sostanziale pari. Poi dai 56 ai 64, prevale il Sì, che torna a scendere tra gli over 65. Molti dei No sono attribuibili a nuovi elettori e nuovi cittadini. Il No pesca, e molto, anche dagli astenuti delle ultime elezioni europee. Tra questi ultimi, il Sì si attesta al 52.3%. Il No, invece, sfonda il 57,7%. La sinistra di Elly Schlein è convinta di aver recuperato gli elettori persi dall'avvento del grillismo in poi. Il "campo largo", prima di ieri, non ha mai contato su 14 milioni e mezzo di voti. È il sintomo che il fenomeno sia meno scontato di come sembri. E infatti, nello studio di Opinio Italia sui flussi interni ai partiti, emergono parecchi imprevisti. L'11,2% degli elettori di Fdi ha votato No, il 14,1% degli elettori leghisti pure. E ben il 17,9% degli elettori di Forza Italia ha preferito esprimersi contro la riforma Nordio. "Defezioni" corpose anche tra le fila di Noi Moderati e Futuro Nazionale, movimenti marginali ma significativi, soprattutto perché quanto accaduto al contrario nel "campo largo" non compensa. Nel Pd, soltanto 10 elettori su 100 scelgono di seguire i riformisti e di votare Sì. Nel Movimento 5 Stelle, i Sì sono 13 su 100. In Avs, solo 6 su 100.

Fdi, Fi e Lega hanno mobilitato un bacino vastissimo: 12 milioni e 700mila elettori. Ma non è bastato. Poi, certo, esistono le eccezioni. Nella rossissima Emilia, spicca il risultato di Piacenza, provincia del ministro Tommaso Foti: lì il Sì si impone con il 56,16%. E anche nella Provincia di Frosinone, feudo del vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani prevalgono le ragioni del Sì.

La riforma Nordio convince anche gli italiani all'estero, dove il Sì sfiora il 56%. Ma sono scogli in mezzo al mare. Non era un voto politico, non è nata una nuova maggioranza e il governo non cambia di segno o di colore.

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