Non preoccupatevi o non illudetevi, NoKings non è una riedizione del "mitico" maggio '68. Qualche similitudine magari c'è: ancora una volta tutto parte dagli Usa - ieri l'università di Berkley oggi il Minnesota -, ancora una volta si protesta contro la guerra - ieri il Vietnam, oggi Gaza piuttosto che l'Iran -, ancora una volta si sfila contro i vari governi, "l'autoritarismo" e improbabili "fascismi". E basta. Tutto qui. Insomma, nulla di nuovo e soprattutto nulla di originale, di creativo, di evocativo.
A differenza del formidabile quanto contraddittorio (e spesso negativo) fenomeno contestatario di quasi sessant'anni fa, non c'è nessuna rottura generazionale in atto, nessuna fantasia che rivendica un immaginario "potere", nessun sogno potente quanto illusorio e fallace.
NoKings è soltanto una ben organizzata (e finanziata) operazione di marketing politico che tracima via social dagli Stati Uniti al resto dell'Occidente, mobilitando ciò che rimane della sinistra progressista rafforzata per l'occasione dalla sinistra antagonista, un cartello scombinato e imbarazzante in cui ritroviamo miliardari annoiati, politici trombati, signore delle ZTL, sindacalisti mal invecchiati, artisti in disarmo assieme alla solita massa di manovra: una zuppa insipida di disperati assortiti tra cui spiccano gli immarcescibili nostalgici del "sol dell'avvenire", i resti dell'anarchismo, alcuni segmenti dell'immigrazione non integrata e poi i soliti violenti ansiosi di sfasciare qualche vetrina e, magari, picchiare un poliziotto.
A ben vedere poca roba, e anche molto noiosa. Al di là dell'eco mediatico, ben congegnato da un sistema informativo globale, NoKings si riduce a una rumorosa protesta contro Donald Trump, un'accelerazione proiettata negli Usa verso le prossime elezioni - il vero primo banco di prova per la presidenza - e ripresa in Europa da una sinistra ormai - dalla Spagna alla Germania, dalla Polonia alla Francia - ovunque in crisi o in caduta libera. L'Italia non fa eccezione. Il pessimo risultato del referendum non deve ingannare.
Il campo largo rimane una chimera, mancano a sinistra leader, programmi, pensieri lunghi, idee forti. E allora, in attesa di un miracolo, non resta che accodarsi alle mode d'oltreoceano, sbraitare contro Trump e la Meloni, risvegliare le rispettive tifoserie e sperare nel lontano Minnesota. Meglio di niente.