Confini, braccio di ferro nell'Ue. L'Italia: "La quarantena rimane"

Oggi la scelta, manca la maggioranza per aprire. Roma guida gli scettici: "Isolamento per i Paesi extra Schengen"

L'Europa è spaccata sull'apertura dei confini ai cittadini extra Ue da mercoledì. Sono giorni che gli Stati membri discutono sulla lista dei Paesi a cui concedere il via libera. Un elenco che potrebbe aprire le porte ai cinesi, ma escludere statunitensi e russi. È stata fatta circolare una bozza, ma oltre non si è andati. La discussione si è arenata anche a causa dell'Italia, che non ha ancora preso una posizione, divisa tra la paura di una ripresa incontrollata dei contagi e la necessità di far ripartire il turismo. Idem Polonia, Spagna, Grecia, Portogallo e Malta, ancora più scettici.

A preoccupare, oltre alle diverse situazione epidemiologiche dei vari Paesi, sono le ripercussioni a livello diplomatico con gli Stati esclusi, in particolare con gli Usa se venissero aperte le porte alla Cina (a patto che conceda piena reciprocità).

Per uscire dalla situazione di stallo che si è creata, la presidenza del Consiglio Ue ha lanciato una procedura scritta, che scade oggi a mezzogiorno, sulla raccomandazione approvata venerdì scorso sulla riapertura delle frontiere. Una extrema ratio, nella speranza che il pressing diplomatico già avviato faccia leva sui governi più reticenti sbloccando la situazione in modo da impedire che in assenza di criteri comuni ogni Paese si muova in ordine sparso decidendo chi far entrare e chi no. Per approvare la raccomandazione occorre la maggioranza qualificata, almeno 15 governi, che rappresentano il 65 per cento della popolazione europea, devono essere a favore. Eventuali astensioni valgono come voto contrario. Sarà l'ultima chance per un'estate con i turisti. La prudenza dell'Italia fa pensare che il governo si pronuncerà per il no. Si intuisce dalle parole del ministro Roberto Speranza sulla necessità di conservare la quarantena per chi arriva dai paesi extra europei. «Nel mondo la situazione è molto complessa, dobbiamo mantenere un livello di grandissima precauzione. Abbiamo bisogno di dire alle persone che ripristiniamo l'apertura delle frontiere, e ci mancherebbe, ma chi viene dai paesi a rischio, extra Schengen, deve fare 14 giorni di quarantena. Non possiamo permetterci un'altra ondata», ha detto il ministro a Non è un paese per giovani su Radio2.

Sarà il Consiglio europeo a stabilire i criteri in base ai quali selezionare i Paesi con i quali riaprire i collegamenti. Tre tipi di criteri, spiega il portavoce della Commissione Europea per gli Affari Interni, Adalbert Jahnz: «Il primo riguarda la situazione epidemiologica e le misure di salute pubblica adottate, il secondo la possibilità di attuare misure di contenimento durante il viaggio e il terzo qualsiasi accordo che possiamo fare con quel Paese per quanto riguarda un approccio reciproco alle restrizioni di viaggio». Nella lista provvisoria dei Paesi ai quali riaprire figurano Algeria, Australia, Canada, Cina, Georgia, Giappone, Montenegro, Marocco, Nuova Zelanda, Ruanda, Serbia, Corea del Sud, Thailandia, Tunisia e Uruguay. Fuori invece gli Stati Uniti, il più colpito dalla pandemia con i contagi che hanno superato i 2,5 milioni di casi. Un'esclusione che pesa non poco sulle economie devastate dal virus visto che sono più di 15 milioni gli americani che viaggiano in Europa ogni anno. L'elenco - che dovrebbe essere aggiornato ogni due settimane, con l'aggiunta di nuovi paesi a seconda di come viene gestita la diffusione della pandemia - non include nemmeno Brasile, Russia, India, Turchia e Israele. Bruxelles teme che un'apertura ai paesi esterni differenziata tra gli stati membri possa portare alla reintroduzione dei controlli alle frontiere tra le nazioni all'interno dell'area Schengen, minacciando il principio caro all'Europa della libera circolazione.

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