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Conte all'attacco, Pd incerto. E gli altri gridano al regime

Risposte in ordine sparso all’apertura di Meloni. L’ex premier polemizza e detta le condizioni. I dem confusi fra collaborazione e "Aventino"

Conte all'attacco, Pd incerto. E gli altri gridano al regime
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Prima coccolano gli antagonisti, poi gridano alla repressione. Legittimano i cortei dell'odio, incubatori di un clima di violenza, poi paventano l'alba di un regime poliziesco.

La sinistra parolaia e oltranzista non ci ha messo molto: passate le canoniche 12 ore di condanna trasversale delle devastazioni, sono partiti i distinguo, e un bel pezzo del (bel) mondo progressista ha intonato anche sui fatti di Torino il consueto ritornello auto-assolutorio: l'unico problema- - questo il refrain - è che la destra liberticida userà i disordini di sabato per imporre la sua svolta soffocante sul Paese.

Gli estremisti ci vanno a nozze. Ma anche la sinistra ufficiale è confusa. Giuseppe Conte "apre" ma facendo il demagogo attaccando sulla sicurezza. E il Pd è ancora combattuto tra la linea bipartisan che parrebbe aver prospettato la segretaria, Elly Schlein, con la telefonata alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il frontismo dei molti avviati verso il loro personale Aventino. Il capogruppo Francesco Boccia, ormai ex riformista, paventa il pericolo di una "scorciatoia autoritaria". Ma anche un "moderato doc" come Lorenzo Guerini, ex ministro della Difesa e attuale presidente del Copasir, sente questa spinta. "Condanna fermissima degli atti di violenza" e "solidarietà massima agli agenti aggrediti" premette in un'intervista rilasciata a Repubblica, ma "utilizzare un fatto così grave per attaccare la sinistra e accusarla di connivenza con i facinorosi, è da irresponsabili" avverte. "Perseguire i violenti è doveroso - aggiunge - ma non va confuso con il diritto di esprimere liberamente le proprie opinioni, anche in dissenso dal governo".

Si tratta ora di capire quale sarà il punto di caduta in Parlamento: come il Pd non-di governo riuscirà, intanto, a elaborare una linea. E cosa farà Conte dopo il diluvio di parole di ieri. "Anche la maggioranza si è finalmente accorta che nel Paese c'è un'emergenza sicurezza - ha attaccato, confondendo volutamente microcriminalità e violenza politica -. Non serviva certo aspettare che accadessero episodi inqualificabili come quello di sabato a Torino".

Certo, la sinistra ufficiale sente irresistibile il "richiamo della foresta": la lotta alla destra di regime. Tutto il mondo degli influencer populisti sa suonare su un tasto solo, quello della mobilitazione antifascista. E il sito progressista Fanpage scrive che Meloni ha sbagliato tutto perché - tra l'altro - "non ha espresso solidarietà ai manifestanti pacifici aggrediti". Sono anche voci più solide, però, a spingere per l'allarme. Un nome per tutti è quello di Marco Revelli, punto di riferimento importante di tutto un mondo comunista-operaista piemontese: "Gli scontri di piazza - sentenzia - hanno fornito l'assist a questo governo di fare un passo avanti verso il modello che desiderano applicare: un regime autoritario di polizia". Autoritario.

Da tre anni e mezzo l'opposizione non vede l'ora di poter gridare al regime, alla "democratura", ma finora non ha trovato niente a cui appendere questo "sos" antifascista. Adesso forse intravede il clima giusto.

Premessa logica di questa narrazione allucinata è una ricostruzione surreale della notte che ha ferito il capoluogo piemontese. Una ricostruzione in virtù della quale pochi devastatori e casseur, piombati a Torino da chissà dove - o magari "infiltrati" - avrebbero finito per rovinare la "grande e bella" manifestazione pacifica" per i "diritti". Per crederci, bisogna ovviamente chiudere entrambi gli occhi di fronte alla realtà. E la realtà, rimossa in nome degli schemi ideologici, è che la violenza è strutturale in quella sinistra dell'odio. Altro che pochi "alieni".

Basta andare a leggere le parole d'ordine di Askatasuna - come di altri centri sociali simili - per veder crollare l'alibi dei "pochi" esterni: la violenza in quella sinistra antagonista è strutturale, e si manifesta in una "neolingua" di parole malate che mobilitano i violenti e producono violenza. Su questo la sinistra ufficiale dovrebbe interrogarsi ed esercitarsi.

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