Se un buon politico è una somma di difetti borghesi (incoerenza, falsità, spudoratezza, opportunismo, cinismo, doppiezza, ipocrisia) allora Giuseppe Conte è un buon politico. Di più: è un Forlani che ha studiato da pm, un Gava con retorica moralista, un Mastella che si crede Robespierre. Conte trasforma ogni convenienza in principio: potete ammirarlo e pensare che abbia capito come gira il mondo, oppure ripensare alla vostra buona educazione e trovarlo irritante oltre misura: ciascuno ha la sua, di misura.
L'ultima scena: il pranzo con Paolo Zampolli, vicinissimo a Trump, con Conte che si offende, parla di illazioni, spiega che era tutto limpido. Non gli importa del punto che resta: che lui da mesi tuona contro Trump, contro la Nato, contro la subalternità agli Usa, e poi si affida a un emissario per riferire a Trump le sue rampogne. Ma sulla politica estera è uno schema: oggi va ai vertici "anti-riarmo", peccato che da premier (vertice Nato a Bruxelles e Londra) abbia firmato gli impegni italiani sulle spese per la Difesa. Non è un'ipocrita perché non conosce il termine: è un travestito.
Quanti altri esempi potremmo fare? Di indagati "suoi" trattati diversamente da quelli altrui potremmo riempire una pagina. Nella sua lista per le Europee comparvero due candidati condannati: nessuna sospensione, nessuna indignazione. Poi arrivò l'inchiesta sull'urbanistica milanese ed ecco che "i responsabili devono fare un passo indietro", e accadeva prima che l'avviso di garanzia che toccò il suo Matteo Ricci (Marche) gli facesse riscoprire che l'avviso di garanzia non è una condanna eccetera. È un esempio solo.
E le alleanze? A Roma vede "signori delle tessere" e incompatibilità etiche, poi, nella sua San Giovanni Rotondo, eccolo trattare, ammiccare, tacere, allearsi (2025) con Forza Italia e Noi
Moderati. Conte non cambia idea: cambia una parte della frase. Se Beppe Grillo si riprendesse nome e simbolo (improbabile) Conte potrebbe ribattezzare il movimento "Partito dell'occasione". Perché l'occasione fa l'uomo Conte.