
"Abbiamo ribadito il nostro sostegno totale all'Ucraina in questo momento con la necessità di fare pressioni su Putin affinché si sieda al tavolo dei negoziati con Zelensky. Abbiamo ribadito la necessità anche che, per spingere Putin a più mi consigli, bisogna infliggere nuove sanzioni: c'è un nuovo pacchetto allo studio e credo che si debba intervenire dal punto di vista finanziario". Così il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha sintetizzato il vertice informale tra i ministri degli Esteri europei svoltosi ieri a Copenaghen.
L'alto rappresentante dell'Europa, Kaja Kallas, è stata estremamente prudente, con qualche accenno di pessimismo: "Tutti concordano: vista la devastazione causata è impensabile che Mosca riveda gli asset immobilizzati a meno che non ricompensi i danni causati. Noi dobbiamo lavorare ai possibili scenari, perché se poi si arriverà a un accordo di pace dobbiamo avere una exit strategy, anche perché siamo l'Ue e dobbiamo rispettare il diritto. Ci sono dei rischi e dobbiamo lavorare alla mitigazione dei rischi". Certo, è un dato di fatto che i 27 ieri non abbiano trovato l'accordo sulla confisca dei beni congelati a Mosca. Un flop annunciato, sul quale la Kallas è molto critica perché "io sento che le persone dell'Europa perdono la fiducia se non siamo in grado di prendere delle decisioni".
A bloccare ogni decisione europea è ovviamente l'Ungheria di Viktor Orbàn, che continua a bloccare ogni iniziativa di sostegno a Kiev.
Ieri su X il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó ha parlato di "uno tsunami di sostegno alla guerra. Un'enorme pressione per abbandonare la nostra posizione a favore della pace. Non sosterremo alcuna decisione contraria ai nostri interessi o che ritardi la pace".