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Il corteo "anti-violenza" inneggia alle foibe e a Tito

A Firenze 2.000 in piazza insultano il governo. Ma quando i pestaggi sono rossi, silenzio totale

Il corteo "anti-violenza" inneggia alle foibe e a Tito

Dopo i fatti avvenuti nei giorni scorsi al Liceo Michelangiolo, i collettivi studenteschi, le sigle della sinistra e le associazioni antifasciste, sono scese in piazza lunedì nel tardo pomeriggio a Firenze in una manifestazione che si è trasformata in una sfilata degli orrori. Il corteo, nato per protestare «contro l'aggressione subita da due giovani davanti al Liceo Michelangiolo» (anche se in un nuovo video si sostiene sia avvenuta «non un'aggressione ma una rissa»), si è aperto con lo striscione «Liberiamoci dal fascismo e dal governo Meloni».

Si potrebbe già obiettare sul collegamento tra quanto avvenuto fuori dal liceo fiorentino e il governo ma è nulla rispetto allo spettacolo andato in scena per le strade del capoluogo toscano. I manifestanti, circa duemila, si sono radunati a Campo di Marte per poi dirigersi verso via Frusa, sede di Azione Studentesca (il movimento a cui appartengono i militanti coinvolti nei fatti del Liceo Michelangiolo).

Nel tragitto sono stati intonati cori contro la polizia e i giornalisti e, mentre circolava un volantino di solidarietà all'anarchico Alfredo Cospito e contro il 41Bis, si è alzato un coro di minacce al presidente del Consiglio: «Meloni fascista, sei la prima della lista». Non paghi, alcuni dei presenti hanno inneggiato alle foibe gridando «Viva le foibe» a cui è seguita la canzoncina «il compagno Tito ce l'ha insegnato...» per poi concludere con «fascista di merda, ti lascio morto in terra».

A fare da contorno le bandiere dell'Urss e della Jugoslavia comunista di Tito, un contesto da cui di certo non può arrivare nessuna lezione di democrazia. E, non a caso, il corteo è culminato con un lancio di bottiglie contro gli agenti di polizia schierati in assetto antisommossa. Eppure, nonostante il tenore dell'iniziativa, non è arrivata una parola di condanna da parte di politici e opinionisti di sinistra che nei giorni scorsi hanno accusato il governo di non prendere le distanze da Azione Studentesca.

Lo stesso silenzio che si registra ogni volta che i collettivi occupano le università e impediscono con l'uso della forza lo svolgimento di eventi o conferenze su temi o con ospiti a loro non graditi. D'altra parte, quando gli aggressori sono di estrema sinistra, nessuno dice niente. A maggio, a Bologna, alcuni esponenti di Fdi e Azione universitaria sono stati assaliti da militanti dei centri sociali. Quel giorno - la vicenda è raccontata nel portale di Nicola Porro - intervennero le forze dell'ordina. La procura di Bologna ha chiuso le indagini chiedendo il rinvio a giudizio per otto aggressori di sinistra. Di questo fatto non si è parlato né sono state organizzate manifestazioni.

Due pesi, due misure. I presidi degli istituti fiorentini condannano quanto accaduto al Michelangiolo e, dopo i dirigenti scolastici dell'Istituto Salvemini Duca d'Aosta e del Liceo Pascoli, anche la preside del liceo Leonardo Da Vinci è intervenuta affermando che: «Il fascismo in Italia non è nato con le grandi adunate da migliaia di persone. È nato ai bordi di un marciapiede qualunque». Mentre la Procura ha aperto un fascicolo nei confronti di sei ragazzi coinvolti nelle violenze del Liceo Michelangiolo, l'auspicio è che i dirigenti scolastici fiorentini prendano allo stesso modo le distanze da quanto andato in scena per le strade di Firenze perché le minacce, la violenza e inneggiare a regimi totalitari o a dittatori, deve sempre essere condannato da qualsiasi parte arrivi.

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