Un castello o, per meglio dire, una casa di bugie. Quella di Ilaria Salis, che si sta sgretolando con il passare delle ore e che potrebbe avere conseguenze politiche tali da portare alle dimissioni del suo assistente parlamentare Ivan Bonnin, dopo le rivelazioni de Il Giornale. Tutto inizia il 28 aprile scorso quando, durante un controllo di polizia, la Salis viene trovata alle sette di mattina nella stessa camera di hotel del suo assistente parlamentare pregiudicato Bonnin. Consapevole di compiere una grave violazione al regolamento europeo se scoperta in una relazione stabile con il suo assistente, pochi giorni dopo l'europarlamentare di Avs va in televisione a Cartabianca e nega la relazione: "È un mio caro amico, si è appoggiato nella mia stanza". Ieri Il Giornale ha però scoperto, documenti alla mano, che la Salis e il suo assistente Bonnin sono stati residenti insieme nella stessa casa a Milano in zona Città Studi-Susa fino al 29 marzo, giorno successivo al controllo di polizia, in cui la Salis si è affrettata a cambiare residenza, spostandola in un'altra città proprio all'indomani dello scoppio dello scandalo. Difficile, a questo punto, negare che tra i due non vi sia una relazione visto che coabitavano, ci troviamo così di fronte a una violazione al regolamento europeo. Un assistente parlamentare accreditato (APA) al Parlamento europeo, come Ivan Bonnin, rischia infatti sanzioni disciplinari, risoluzione del contratto e anche conseguenze penali ed economiche se non rispetta il "regolamento europeo" che disciplina le regole per chi ricopre quel ruolo. Avendo un contratto direttamente con il Parlamento europeo, per gli Apa vale il "Regime applicabile agli altri agenti dell'Unione" (RAA) secondo cui "i deputati non possono chiedere l'assunzione o il ricorso ai servizi del proprio coniuge o partner stabile in un'unione di fatto". In caso di violazione degli obblighi previsti dal contratto possono esserci sanzioni disciplinari che vanno dall'ammonimento fino alla rimozione dall'impiego. In caso di violazioni più gravi, e quella della Salis e Bonnin ha tutte le caratteristiche per esserlo, oltre alla risoluzione del contratto scatta pure il recupero delle somme indebitamente percepite, come indennità e rimborsi. Se la violazione coinvolge frodi, truffa ai danni del bilancio Ue, corruzione, falso o gravi irregolarità finanziarie interviene l'OLAF (l'Ufficio europeo per la lotta antifrode) e può scattare una segnalazione alla Procura europea, nonché alle autorità nazionali per indagini.
Trattandosi di soldi pubblici, la Salis e Bonnin dovrebbero fare maggiore chiarezza e dissipare ogni ragionevole dubbio. Anche se, in ogni caso, è già tutto abbastanza chiaro alla luce delle carte. E il dossier è già sulla scrivania della presidente dell'europarlamento, Roberta Metsola (nella foto).