Non più di due giorni fa il Cantone del Vallese aveva assicurato al nostro ambasciatore, Gian Lorenzo Cornado, che quell'invio di fatture mediche alle famiglie dei feriti di Crans Montana, che aveva fatto infuriare Giorgia Meloni, era stato solo una formalità burocratica, e che ovviamente le spese sarebbero state pagate dalla Confederazione elvetica.
Ieri invece, la giravolta. E la doccia fredda sul governo di Roma oltre che sui genitori dei ragazzi. In un nuovo incontro tra il diplomatico italiano e il presidente del Cantone del Vallese, Mathias Reynard, quest'ultimo ha spiegato che la mutua svizzera chiederà all'Italia il rimborso di 100mila franchi, 108mila euro circa, delle spese sanitarie sostenute dall'ospedale di Sion per il breve ricovero di tre giovani italiani.
Si tratta di un solo giorno, il primo gennaio, in cui i giovani sono stati soccorsi prima del trasferimento, in aereo, al centro grandi ustioni del Niguarda. Le cure sono consistite nello stabilizzare i pazienti in terapia intensiva, senza alcun ulteriore intervento perché la struttura non è specializzata, quindi la cifra, oltre che inopportuna, appare anche spropositata.
Reynard ha riferito di non avere margini "dal punto di vista normativo" per un'assunzione diretta dei costi dei cittadini italiani. La gestione seguirà la procedura prevista attraverso la "LAMal", che gestisce le spese mediche a livello internazionale. Sarà questo organismo a stabilire "quale assicurazione si fa carico di quale prestazione", con il coinvolgimento delle controparti assicurative italiane.
Della reazione indignata dell'ambasciatore italiano a Berna Gian Lorenzo Cornado e del governo italiano diamo conto nell'articolo a fianco, ma c'è da registrare anche la furia dell'avvocato della famiglia di una ragazza italiana ferita nel rogo di Crans-Montana, Fabrizio Ventimiglia: "Se davvero il punto è che la normativa è questa, allora quella normativa va cambiata e anche in fretta. Qui non siamo di fronte a un ricovero ordinario, ma alle conseguenze di un evento gravissimo rispetto al quale - lo dicono le prime risultanze delle indagini - emergono profili seri e reiterati di mancato rispetto delle norme di sicurezza anche da parte delle Istituzioni ed a più livelli".
Al di là di come finirà il braccio di ferro è l'ennesima mossa svizzera che fa infuriare Roma. La prima è stata la scarcerazione da parte del tribunale di Sion, il 23 gennaio 2026, di Jacques Moretti, titolare del Constellation dal penitenziario di Sion, a seguito del pagamento della cauzione di 200mila franchi svizzeri da parte di un soggetto ignoto. Un gesto considerato irrispettoso per le vittime e cha ha provocato una crisi diplomatica con l'Italia, che ha portato il governo italiano a richiamare a Roma il proprio ambasciatore in Svizzera il giorno successivo, il 24 gennaio.
Cornado ha fatto ritorno nell'ambasciata di Berna soltanto lo scorso 7 aprile in seguito all'incontro tra gli investigatori della Procura di Roma e quelli vallesani del 25 marzo, che ha posto in essere finalmente quella " cooperazione efficace tra le due procure" richiesta a gran voce dai magistrati romani dopo le prime tensioni tra le due procure e la resistenza di Sion a una vera collaborazione.
Non è stata invece soddisfatta la seconda richiesta di Roma, ovvero la costituzione di una squadra investigativa congiunta. Ma questa richiesta è stata "superata dalla versione potenziata che è stata proposta e che offre gli stessi strumenti, se non addirittura di più, agli investigatori italiani"