"Crimi sta svendendo il M5S al Pd". Ira dei grillini sulle commissioni

Scoppia la rivolta tra i parlamentari M5S in vista del voto sul rinnovo delle presidenze di commissione. "Ma che trattativa hanno fatto? Non sanno nemmeno fare politica"

"Crimi sta svendendo il M5S al Pd". Ira dei grillini sulle commissioni

“Ma che trattativa hanno fatto Crimi e i direttivi? In pratica perdiamo diverse presidenze? Non sanno fare nemmeno politica”. Scoppia la rivolta tra i parlamentari M5S in vista del voto sul rinnovo delle presidenze di commissione che si terrà stasera.

Pd e, soprattutto Italia Viva, puntano a strappare non poche posizioni ai grillini, a taccuini chiusi, ci esprimono tutto il loro disappunto. “Chi ha trattato, ha svenduto il Movimento al Pd. Per quale motivo? Che interesse hanno?”, si chiede un dirigente pentastellato parlando con ilGiornale.it. Alcuni parlamentari avrebbero persino minacciato di votare in maniera difforme rispetto alle decisioni portate avanti dai capigruppo delle due Camere e dal reggente Vito Crimi. “Di questo direttivo non si salva nessuno” si sfoga un gruppetto di deputati grillini intercettati in Transatlantico che ci chiede di rimanere nell’anonimato. “Così non possiamo andare avanti. Ma avete visto quanti deputati hanno lasciato il gruppo con la loro gestione? Hanno fallito”, ci dicono assicurandoci che sono in tanti a pensarla in questo modo e che l’insofferenza è grande anche per la sovraesposizione del deputato Riccardo Ricciardi.

“Il direttivo si fa solo i fatti suoi, mentre lui pensa solo a uscire con le sue interviste e andare in tv. In pratica sta oscurando Crippa e sta facendo lui il capogruppo”, mugugnano i malpancisti che aggiungono: “È chiaro ormai che Ricciardi vuole essere eletto capigruppo, ma noi abbiamo votato un altro”. “La verità è che ci hanno delusi tutti”, dichiara sconsolato un altro deputato pentastellato. Il caos del gruppo parlamentare della Camera si intreccia con una crescente tensione che si percepisce anche al Senato. “È ormai evidente che la Maiorino vuole fare le scarpe a Perilli perché Paola Taverna ha deciso di mettere le mani anche sul capogruppo”, ci dice un senatore di peso del M5S. I parlamentari Cinquestelle puntano il dito anche contro il reggente capo politico Crimi che non riesce più a gestire i due gruppi. “Alla Camera i nostri colleghi ci dicono che non lo vedono mai e che non capiscono cosa voglia fare, qui al Senato è presente ma solo per fare combriccola con pochi senatori”, ci confida una senatrice alla prima legislatura.

Il M5S perde pedine importanti nella scacchiera delle presidenze di commissione. Il Pd, a Palazzo Madama, ha piazzato l’ex ministro Roberta Pinotti alla Difesa e Dario Parrini agli Affari Costituzionali, mentre alla commissione Finanze arriva l’ex governatore dell’Abruzzo Luciano D’Alfonso. Dario Stefano, infine, è stato eletto alle Politiche Comunitarie. Alla Camera, invece, dovrebbero spuntarla Fabio Melilli, e Gianluca Beneamati. Già confermati i nomi di Piero Fassino (Esteri) e Debora Serracchiani (Lavoro). Per due volte al Senato - in commissione Agricoltura e in quella Giustizia - il voto segreto ha fatto saltare l'accordo in maggioranza, riconfermando i leghisti Gianpaolo Vallardi e Andrea Ostellari. Segno anche questo dei mal di pancia che agitano i giallorossi.

Ma quel che proprio i grillini non riescono a digerire è il nome del renziano Luigi Marattin che potrebbe essere diventare il prossimo presidente della commissione Finanze della Camera. Al momento del voto i membri grillini della Commissione hanno fatto muro e così alcuni di loro sono stati trasferiti tra le proteste. I vertici del Movimento, pur di mantenere fede agli impegni presi con Italia Viva, sembrano persino disposti a sostituire i parlamentari ribelli con altri più accondiscendenti. Un approccio usato proprio da Matteo Renzi nella scorsa legislatura quando, pur di far passare l’Italicum, estromise Pier Luigi Bersani dalla commissione Affari costituzionali. Corsi e ricorsi storici che ritornano a parti invertite, ossia con i grillini pronti a commettere quelle scorrettezze che un tempo condannavano aspramente.