Il silenzio della liturgia del giovedì santo celebrata dal cardinal Pierbattista Pizzaballa nel Santo Sepolcro ha spazzato via il rumore delle polemiche. Le immagini del patriarca, solo nella cappella del Santissimo Sacramento di fronte ai pochi frati della comunità residente, riportano alla mente la preghiera solitaria di Francesco a San Pietro per la fine della pandemia. Pizzaballa stesso, reagendo con pragmatismo all'ondata di solidarietà anche strumentale per l'incidente di domenica, ha invitato a dare le "giuste proporzioni" all'episodio ed ha ricordato come la situazione sia ben peggiore "in Libano, Siria e in altri posti del Medioriente". Ed ha ragione. A Gerusalemme, infatti, le restrizioni alle cerimonie introdotte dal Comando del fronte interno sono state necessarie per salvaguardare clero e fedeli dai missili iraniani, non certo in odio alla fede cristiana.
Anche ieri pomeriggio, come ci racconta uno dei frati del Santo Sepolcro, mentre adoravano l'Eucarestia nella basilica "è suonata la sirena d'allarme a conferma dell'opportunità delle restrizioni che il cardinale di buon grado ha accettato".
Al contrario in Siria le processioni pasquali sono state sospese dagli stessi leader religiosi perché l'antica minoranza cristiana è costantemente sotto attacco dell'estremismo islamico protetto dalle milizie filogovernative. La presenza cristiana, da sempre elemento di pace ed equilibrio nel Paese, si è ridotta negli ultimi quindici anni dell'80% e chi rimane lo fa solo perché non può più partire. Non va meglio nel vicino Libano dove i cristiani si ritrovano ostaggio di Hezbollah che prova ad utilizzare i loro villaggi come scudi contro l'offensiva israeliana. Le forze armate israeliane hanno garantito all'alleato americano di risparmiare dai bombardamenti i villaggi cristiani e proprio per questo gli islamisti cercano di infiltrarvisi occupando le infrastrutture civili. Le comunità cristiane del Libano meridionale hanno così dovuto optare per una Settimana Santa a basso profilo, rinunciando ad esempio alla veglia pasquale notturna per non far uscire i fedeli col buio ed esporli al pericolo. In Iraq, dove i cristiani nel giro di un ventennio sono passati da 1,5 milioni a 250mila, le diocesi hanno cancellato le processioni pasquali e limitato le sole celebrazioni all'interno delle chiese per via del conflitto.
Se nei luoghi in cui nacque il cristianesimo si realizza la triste profezia di Benedetto XVI che lanciò l'allarme sul rischio di vederli trasformare in "zone archeologiche, prive di vita ecclesiale", nell'Europa che ne fu culla si assiste ad un fenomeno inaspettato: il boom di conversioni di adulti al cattolicesimo. Una riscossa guidata dalla Francia dove, nella notte di Pasqua, verranno battezzati 21.386 tra adulti e adolescenti. Cifre impressionanti se si pensa che solamente nel 2021 erano stati appena 4.895. Numeri record anche nel Regno Unito dove il cattolicesimo è da sempre una minoranza: quest'anno nell'arcidiocesi di Westminster saranno 800 gli adulti a ricevere il battesimo con un aumento del 60% rispetto al 2025. E in tutto il Belgio la crescita in un solo anno sfiora il 30%. Un risveglio cattolico trascinato dal ritrovato attaccamento alla tradizione.
Un sondaggio recente certifica che quasi il 50% dei seminaristi francesi frequenta le cosiddette messe in latino fedeli a Roma e il pellegrinaggio tradizionalista a Chartres registra quasi 20mila iscrizioni. Controindicazioni della secolarizzazione: le "minoranze creative" profetizzate da Ratzinger avanzano proprio nel Vecchio Continente scristianizzato.