Cuba si arrende alla crisi. Sì alle aziende private (ma si sospetta un bluff)

La riforma storica annunciata da "Granma" Vera apertura o solo una lusinga per Biden?

Cuba si arrende alla crisi. Sì alle aziende private (ma si sospetta un bluff)

Annuncio choc del regime cubano: da oggi le attività economiche consentite alle imprese private passano da 127 a oltre 2mila, mentre solo una minoranza (124, le più strategiche) rimangono sotto il controllo della dittatura. L'ammissione della superiorità del capitalismo sul comunismo, o il tentativo di passare ad un modello «alla cinese»? Difficile rispondere ma, di certo, la riforma annunciata dal quotidiano di regime Granma è stata un passo obbligato, viste le proteste che sull'isola crescono ogni giorno e data l'esasperazione di una popolazione martoriata dalle restrizioni per il Covid19 e da un'inflazione mai vista prima in 62 anni di regime comunista. Già, perché oltre alla pandemia che ha distrutto il turismo - principale fonte di introiti in dollari della dittatura - dal 1° gennaio di quest'anno il presidente Diaz-Canel ha unificato le due monete presenti sull'isola da quasi 30 anni. Il peso cubano è così tornato a essere la sola valuta nazionale mentre quello convertibile (1 a 1 con il dollaro), il cosiddetto CUC creato negli anni Novanta, è stato eliminato. Quando Fidel lo aveva introdotto aveva detto, «il CUC seppellirà l'egemonia del dollaro». La realtà, come al solito, è stata diversa e la morte del peso convertibile l'ennesimo fallimento economico della revolución sta già causando sconquassi, con un'inflazione che in un mese ha già dimezzato il potere d'acquisto del 90 per cento dei cubani, ossia di tutti quelli senza accesso ai dollari.

«Che il lavoro privato continui a svilupparsi è l'obiettivo della riforma», ha detto ieri il ministro del Lavoro cubano, Marta Elena Feito. La mossa, nelle sue intenzioni, «aiuta a liberare le forze più produttive» del settore privato. I risultati sono però tutti da vedere, anche perché già 13 anni fa l'ex presidente Raúl Castro aveva aperto al settore privato, promettendo libertà d'impresa ai lavoratori autonomi (i cosiddetti cuentapropistas) ma, in realtà, da allora il regime ha messo loro più i bastoni tra le ruote, con multe e abusi, che concedere libertà di intraprendere. Alcuni esperti, come il corrispondente della Bbc all'Avana Will Grant, affermano che la riforma di oggi apre in modo essenziale quasi tutta l'attività economica dell'isola a una qualche forma d'impresa privata. «Rappresenta un bel colpo per quelle famiglie che nutrono speranze di far crescere le loro piccole attività in imprese di medie dimensioni», sostiene il giornalista. Di tutt'altro avviso chi a Cuba ci sta da quando è nato, lottando per la libertà, come José Daniel Ferrer, leader dell'Unpacu, la principale associazione di resistenza dal basso al castrismo, oggi appoggiata da un numero crescente di contadini. «Questo circolo vizioso lo conosciamo bene: quando sono con le spalle al muro aprono un po' sulle questioni economiche ma, quando poi escono dai guai, tornano a chiudere». Il vero busillis per lui è che «finché non ci sarà un quadro giuridico che garantisca i diritti degli imprenditori e protegga i loro interessi, finché non avremo tribunali indipendenti e imparziali, finché i dirigenti (di partito, ndr), la polizia e gli ispettori deprederanno lavoratori autonomi e popolo, niente migliorerà». Per Ferrer è indubbio che «l'intenzione è quella di far innamorare il neopresidente degli Stati Uniti Joe Biden con una presunta apertura economica interna, ma l'unico obiettivo è che gli Usa eliminino le sanzioni e aprano il flusso delle rimesse, dei voli e dei viaggiatori, che poi è la formula che piace ai comunisti: farsi mantenere al potere dai soldi del capitalismo».