La cura a quasi sette lombardi su dieci. Moratti: "Vicini all'immunità di comunità"

Adesioni altissime e pochi no ad Astrazeneca. Via ai sieri nei dormitori

La cura a quasi sette lombardi su dieci. Moratti: "Vicini all'immunità di comunità"

Milano. La Lombardia è finalmente vicina all'immunità «di gregge», anzi «di comunità». «Non ci piace pensare ai cittadini lombardi che pascolano» sorridono in Regione, mentre ribattezzano la agognata soglia che certificherebbe la fine vittoriosa della guerra al Covid. «Nella giornata di ieri sono state oltre 103mila le somministrazioni effettuate in Lombardia - ha appena annunciato l'assessore al Welfare Letizia Moratti - Ci avviciniamo velocemente a toccare il 70% della popolazione vaccinata. Una percentuale che significherebbe il raggiungimento dell'immunità di comunità».

«Sì, noi parliamo di immunità di comunità» spiegano a Palazzo Lombardia. E dopo un anno e oltre, finalmente il tono è disteso. Se l'Italia, con le vaccinazioni, sta avendo la meglio sulla pandemia, è anche grazie alla macchina lombarda che - superate le iniziale défaillance - ha ingranato macinando numeri di tutto rispetto, fino a utilizzare praticamente tutte le fiale inviate da Roma e senza rifiutarne alcuna. «Vaccinare i lombardi significa vaccinare 10 milioni di italiani» aveva anticipato il coordinatore della campagna lombarda, l'ex capo della Protezione civile Guido Bertolaso.

La campagna, poi, è stata anche una gigantesca opera di volontariato. In ogni caso, la Lombardia ha fatto registrare un elevato tasso di adesione alle vaccinazioni e un tasso bassissimo di rinunce ad Astrazeneca, il vaccino più discusso e da molti temuto dopo il momentaneo ritiro a marzo da parte delle autorità di controllo sui farmaci. E la percentuale di diniego più bassa d'Italia è indice di un alto grado di fiducia nella sanità e nella scienza.

È stata, insomma, la risposta di una comunità, quella che la Lombardia ha dato al Covid. Una comunità che a febbraio e marzo del 2020 ha patito lutti come nessun altro in Europa, ma ha cominciato anche a resistere e a (ri)organizzarsi.

L'«immunità di gregge» è la «capacità» di un gruppo di resistere all'attacco di un'infezione grazie alla condizione di immunità di un gran numero di suoi componenti. La soglia numerica di questa immunità è piuttosto difficile da quantificare con precisione, ma già un mese fa Moratti aveva preconizzato: «Saremo i primi a raggiungere l'immunità di gregge». La Lombardia stava viaggiando da una settimana a 100mila dosi al giorno, e contava già un milione di cittadini immunizzati con entrambe le dosi e 2,5 milioni con almeno una dose.

All'epoca il virologo Fabrizio Pregliasco aveva spiegato: «Se arriveremo al 70% della popolazione, avremo una riduzione consistente nell'incidenza dei casi gravi». Un mese dopo, al 4 maggio, la Lombardia ha somministrato 4.350.000 prime dosi e 2.077.000 seconde, coprendo quasi totalmente le fasce di d'età più avanzate, oltre agli operatori sanitari e agli ospiti delle Rsa. Domani intanto partono le vaccinazioni nelle aziende e anche nei dormitori. La «comunità» lombarda è pronta.