Dagli esami clinici al viaggio in bus. L'impronta umana ultima ossessione degli integralisti

«È per il bene dell'ambiente», con quest'espressione si potrebbe sintetizzare uno dei mantra dei nostri tempi

Dagli esami clinici al viaggio in bus. L'impronta umana ultima ossessione degli integralisti
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«È per il bene dell'ambiente», con quest'espressione si potrebbe sintetizzare uno dei mantra dei nostri tempi. Tra ecosostenibilità, prodotti «eco-friendly», progetti per ridurre le emissioni, l'impronta green impatta ormai ogni ambito della nostra vita.

Dai trasporti all'edilizia, dall'alimentazione alla sanità, non c'è settore che non sia toccato da una «spruzzatina di green» con trovate pubblicitarie che si alternano a vere e proprie ipocrisie. In inglese è stato coniato il termine greenwashing che si può tradurre grosso modo con ambientalismo di facciata per indicare le strategie di comunicazione di imprese o istituzioni che vogliono trasmettere un'immagine positiva in termini di impatto ambientale distogliendo l'attenzione dagli effetti negativi delle proprie attività sull'ambiente.

L'impronta green è diventata una vera e propria ossessione per le aziende, i trasporti pubblici, le istituzioni, i mezzi di comunicazioni senza rendersi conto che rischia di avere effetti controproducenti. Il leitmotiv è la colpevolizzazione dell'uomo che rappresenta la costante di un certo ambientalismo che accusa gli uomini di inquinare troppo, viaggiare troppo, abitare in case troppo energivore, in sostanza di vivere e respirare. Lo scorso anno Slow Medicine ha promosso uno studio sull'impatto ambientale delle visite mediche presentato da alcuni giornali italiani in questi termini: «Una risonanza inquina come 500mila km in auto: così la salute contribuisce al riscaldamento globale». Lo studio afferma che «se facciamo un esame del sangue, contribuiamo a produrre dell'anidride carbonica, della CO2, e quindi ad aumentare il calore», idem per altri esami. Se l'intento dichiarato è diminuire gli esami ritenuti non utili, è impossibile non leggervi una visione anti-umana per cui anche la salute deve sottostare alle logiche green.

L'ossessione verde non colpisce solo le aziende in cui il motto plastic free è diventato ormai un obbligo ma anche il mondo politico con risultati spesso controproducenti. A inizio luglio l'allora ministro socialista spagnolo per la transizione ecologica Teresa Ribera è arrivata a una conferenza sul clima in jet privato, ha poi preso un auto blu e infine, per percorrere gli ultimi metri che la separavano dal luogo dell'evento, si è fatta fotografare in bicicletta. A febbraio alla riunione dei ministri Affari Esteri e Salute dell'Ue a Lione, i veicoli elettrici in dotazione alle delegazioni istituzionali sono stati ricaricati con generatori a gasolio. Gli esempi sono numerosi, non ultima la polemica che ha investito l'intransigente ministro dei verdi tedeschi Annalena Baerbock il cui aereo ha avuto un guasto e scaricato ottanta tonnellate di cherosene in mare. Come scrive Chicco Testa in «Elogio della crescita felice.

Contro l'integralismo ecologico» è evidente che «messaggi animati dalle migliori intenzioni, ma rivolti nella direzione sbagliata, finiscano per essere controproducenti». Non è rendendo tutto green che si aiuta l'ambiente, di certo si contribuisce a rendere i temi ambientali impopolari.

FG

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