Dall'Irak a RaiNews24 la carriera da "embedded" ​su tutti i fronti più caldi

La nuova presidente di garanzia non ha sponsor politici o di partito ma un curriculum costruito sul campo

Roma - Cercavano un personaggio non schierato a destra o a sinistra per la presidenza Rai. Un tipo che possa ottenere un consenso ampio, come Paolo Garimberti che nel 2009 fu eletto all'unanimità durante l'ultimo governo Berlusconi. Ma rigorosamente donna, che piaccia a Matteo Renzi e al leader di Fi. Dal loro patto trasversale nasce la designazione di Monica Maggioni al vertice di viale Mazzini.

Quando succede lei è a Teheran, in un incontro al ministero iraniano del petrolio, insieme al ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, amico della direttrice di Rainews 24 quasi quanto del premier.

Brianzola, 51 anni, laurea in Lingue e letterature straniere moderne alla Cattolica di Milano e master di giornalismo radiotv, la Maggioni ha fatto in Rai una carriera sempre in ascesa, riuscendo nella difficile arte di non farsi etichettare politicamente. In un'azienda in cui per tradizione sale chi ha forti sponsor di partito, lei è capace di tessere buone relazioni con tutti, mediando, trattando. Forse è questa la sua grande qualità, la novità che ne farà un presidente «di garanzia», diverso da com'è stata Lucia Annunziata, ben più legata alla politica. Si è messa in luce soprattutto come inviata di guerra in Irak e in questi mesi, da direttore di Rainews 24 ,ha sfidato l'Isis annunciando in un editoriale che non avrebbe più trasmesso i filmati del terrore.

Chi la conosce bene la descrive con una gran voglia di arrivare, una forte volontà e passione per il giornalismo, altrettanta capacità nel tessere rapporti personali, al di là delle ideologie. Un carattere determinato che le attira in Rai invidie e gelosie, anche nemici giurati.

A viale Mazzini entra nel '96, un anno dopo essere diventata professionista. Prima ha collaborato con Il Giorno e ha fatto pratica ad Euronews , canale tv satellitare paneuropeo. Inizia al rotocalco di Rai 1 Tv7, si occupa di cronaca ed esteri al Tg1, si fa conoscere dal grande pubblico nel 1998 conducendo Uno mattina Estate , poi inizia a viaggiare: reportage in Sudafrica per le elezioni del dopo-Mandela, in Mozambico per l'alluvione, in Israele per la seconda Intifada, negli Stati Uniti per le elezioni presidenziali del 2000. E lì, quando tutti annunciano la vittoria di George W. Bush, è la prima ad accorgersi del pasticcio dei voti in Florida che porta a lunghi ricorsi. Dopo l'11 settembre viene inviata in Medio Oriente e poi torna negli Usa per seguire la preparazione della guerra. La svolta è del 2003, nella seconda guerra del Golfo: è l'unica giornalista ad essere ammessa come embedded , al seguito delle truppe Usa. È una nuova figura di giornalista, che altri inviati più esperti snobbano ritenendola poco nobile, mentre lei, cocciutamente, si dà da fare per avere il posto. Una storia che racconterà in un libro, «Dentro la guerra». Rimane a Baghdad fino al 2005 per il Tg1, poi torna altre volte per seguire gli sviluppi del conflitto. Esperienza per cui diventerà Cavaliere Ordine al merito della Repubblica. Nel 2007 approda alla conduzione del Tg1 delle ore 20, l'anno dopo segue l'elezione di Barack Obama. Diventa capo redattore degli Esteri , conduce e poi dirige gli Speciali del Tg1. Nel 2012 modera il confronto tra Bersani e Renzi per le primarie del Pd. L'anno dopo è direttore di Rainews 24 e di Televideo, trasformando le testate. Intervista in esclusiva il presidente siriano Bashar al Assad. La candidano alla direzione del Tg1 ma viene scelto Mario Orfeo. Nel 2014 partecipa alla riunione del Gruppo Bilderberg, nel gotha di economisti di cui fa parte Mario Monti. Il M5S, oggi unico a contrastare la Maggioni, polemizza. Ma è un altro segnale delle sue capacità di giocare su più tavoli.

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