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Il "day after" referendario e quelle sedie vuote in Consiglio dei ministri

Battaglia di Fi sul disboscamento fiscale. Casasco: "Tutelate le nostre start-up"

Il "day after" referendario e quelle sedie vuote in Consiglio dei ministri
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Nel convocare il Consiglio dei ministri, Alfredo Mantovano si era raccomandato: "Dobbiamo garantire il numero legale". Insomma, un minimo sindacale di tre presenti. E in effetti, per essere il primo cdm dopo il day after è un meeting, almeno sulla carta, da sbadiglio. Argomenti tecnici che più tecnici non si può e il fuggi fuggi generale del venerdì pomeriggio spiegano il richiamo del sottosegretario alla presidenza del consiglio, cerimoniere delle liturgie di Chigi. Per fortuna la diserzione di massa è scongiurata: presiede Giorgia Meloni con Antonio Tajani al fianco. Dicono che lei sia arrivata carica, dopo le ore difficili, anzi complicate attraversate in questa settimana di passione, anticipata rispetto al calendario. L'addio di Andrea Delmastro e di Giusi Bartolozzi, poi il tiro alla fune con Daniela Santanchè. In un modo o nell'altro, fra sarcasmi e alzate di voce, questo momento è stato superato e il governo prova a voltare pagina. "Ratifica dell'accordo fra il governo italiano e il Kuwait sulla cooperazione nel settore della difesa" Con l'aria che tira nel Golfo e la guerra in corso contro Teheran, anche gli adempimenti internazionali si caricano di significato. E però si sono defilati nove ministri, e fra loro, più che giustificati, mancano il vicepremier Matteo Salvini, il ministro dell'interno Matteo Piantedosi, il Guardasigilli Carlo Nordio. Sarebbe stato lui il bersaglio numero uno dei flash e dei retroscena, ma non c'è: l'opposizione l'ha semisfiduciato, chiedendo ad alta voce le sue dimissioni, lui è rimasto ma è tornato per il week end in Veneto incupito e disilluso sulla volontà di cambiare degli italiani. È andata così, e ora ciò che si può fare sul versante delle riforme è affidato all'idea di un tavolo tecnico con avvocatura e Anm da apparecchiare appena le toghe avranno eletto il nuovo presidente, insomma il successore di Cesare Parodi che ha deciso di abbandonare per ragioni personali. Si procede con i diversi temi: una sfilza di decreti legislativi che riguardano le regioni a statuto speciale. La Valle d' Aosta, il Trentino- Alto Adige, il Friuli-Venezia Giulia. Grandi polemiche e impigli burocratici, tutto nutre la politica. Certo, i vuoti e il clima semifestivo annebbiano il colpo d'occhio e stoppano le domande che rimbalzano nello specchietto retrovisore della settimana.

Ci sono invece snodi concreti: viene rinviato ancora, al 1 luglio, lo sbandieratissimo pedaggio da 2 euro sui pacchi, anche detta tassa Amazon; poi si battezza dentro un decreto legge una norma con nuove forme di aiuti alle imprese attraverso il credito d'imposta al 35 per cento legato agli investimenti e ancora Forza Italia, in testa il responsabile economico del partito Maurizio Casasco, vince una battaglia di principio: si disbosca il regime fiscale che riguarda dividendi e plusvalenze, tornando al quadro in vigore fino al 31 dicembre 2025. "Queste misure - sottolinea Casasco - rendono il sistema fiscale più equo e snello. Premiano chi investe in Italia e crede nel futuro del nostro Paese, tutelano le start up tricolori".

Il cdm scorre via veloce, senza increspature.

Ordinaria amministrazione, ma anche no. Il cambio di passo non può essere solo il cesto delle teste tagliate. Serve ben altro, Meloni si sussurra, vuole giocare la partita fino all'ultimo minuto. Altro che elezioni anticipate.

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