Ddl Zan, così la linea di Letta scontenta tutti

Il muro contro muro di Enrico Letta finisce per scontentare persino i parlamentari favorevoli al Ddl Zan. Il pensiero della senatrice Barbara Masini

Ddl Zan, così la linea di Letta scontenta tutti

Il muro contro muro del segretario Enrico Letta sul Ddl Zan non soddisfa neppure i parlamentari favorevoli al provvedimento. È il caso della senatrice di Forza Italia Barbara Masini che, in un'intervista rilasciata al Corriere della Sera, oltre a raccontare la sua vicenda personale, ha anche sottolineato come al momento sia il vertice del Partito Democratico a "sbagliare", evitando la mediazione su un disegno di legge che in questa maniera rischia un naufragio.

La Masini è una degli esponenti di centrodestra favorevoli all'approvazione di una legge che punta a tutelare le cosiddette minoranze Lgbt. In questa fase, tra i favorevoli, esistono due atteggiamenti diversi e contrapposti: c'è chi ritiene che il Ddl Zan debba essere approvato "così com'è", come ripete Enrico Letta ormai da settimane, e chi è invece disponibile a riconsiderare parte del testo, soprattutto alla luce della volontà di dialogo che è stata espressa da più lati, Matteo Salvini e Matteo Renzi compresi.

Questa diversificazione interessa soprattutto il Partito Democratico. Il rischio è palese: senza una trattativa tra formazioni politiche capace di smussare parte dell'impostazione granitica del Ddl, il Parlamento potrebbe rigettare il provvedimento, con tutto quello che ne consegue in termini di tempistiche per la riproposizione di una legge simile, ma anche di fallimento politico. Il segretario Enrico Letta, nonostante i numeri abbiano già certificato delle difficoltà, come nel caso della sospensiva passata per il solo voto del senatore Ciampolillo, tira dritto.

Dalle parti del Nazareno monta la preoccupazione: nel corso dell'ultima assemblea di gruppo, è emerso un certo disagio per la linea del segretario. Ad esprimerlo ci ha pensato Base Riformista, la corrente che preferirebbe la dialettica politica alla mera battaglia ideologica. Nonostante pure il Pd appaia diviso sul da farsi, Letta continua sulla sua strada. La senatrice Barbara Masini, che del Pd non è, è stata lapidaria, rimarcando come in Parlamento non si stia giocando "la finale degli europei". Polarizzare il quadro alla maniera di Letta, insomma, è inutile, oltre che deleterio. Perché non si tratta di una competizione sportiva.

Proprio in queste ore, peraltro, il leader della Lega Matteo Salvini ha di nuovo invitato Enrico Letta ad un cambio di atteggiamento. Stando a quanto riportato dall'Agi, l'ex ministro dell'Interno ha invitato il segretario del Pd alla mediazione: "Propongo a Enrico Letta, per l'ennesima volta, una mediazione come chiesto anche dalla Santa Sede - ha dichiarato il leghista - . Vediamoci martedì, prima che il testo arrivi in Aula, per togliere i punti critici degli articoli 1, 4 e 7. Se Letta non accettasse, la legge Zan finirebbe male e tutta la responsabilità cadrebbe sulle spalle del Pd".

Salvini ha voluto porre un accento anche sulle richieste del Vaticano, che ha espresso più di qualche perplessità in materia di compatibilità giuridica tra il Ddl Zan ed il Concordato, attraverso l'ormai conosciuta nota diplomatica che sarebbe stata composta da monsignor Paul Richard Gallagher. Il tempo scorre, ma l'impostazione del vertice del Pd non sembra destinata a cambiare di una virgola. E l'ennesima mano tesa in direzione del dialogo potrebbe non suscitare effetti.

Un altro attore di questo quadro complessivo è anche il MoVimento 5 Stelle, la cui linea sul Ddl Zan è abbastanza ondivaga. Giuseppe Conte, che è impegnato nella querelle con Beppe Grillo, tra statuti, spigole e chat in fermento, con l'ipotesi scissione che non abbandona il palcoscenico, non ha mai comunicato con chiarezza la sua posizione sul provvedimento in discussione al Senato. Un altro segnale che suggerirebbe a Letta di porre attenzione ad eventuali trappoloni parlamentari.

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