È chiaro che nel nostro immaginario resta un coso da sfigati, un elicotterino da passeggio, un phon per la faccia, una genialata da colf peruviana, una bancarellata cinese per chi bada al sudore ma non alla dignità: il mini ventilatore portatile, sino a ieri, era nello stesso reparto mentale degli ombrellini da sole, dei cuscini cervicali portati già in metropolitana, dei gilet multitasche da turista tedesco privo di vita sessuale, tutti gadget utili ma socialmente sospetti: chi li comprava aveva già perso contro luglio, contro il vagone regionale e contro il dehors alle tre del pomeriggio. Contro la vita. Ma, come le calze corte e il coprisedile in perline di legno, anche qui il ridicolo sta cambiando padrone: già si parla di personal cooling, wearable climate, thermal comfort e non sarà più una ventolina, ma un'estensione della personalità.
La faccenda include i mini ventilatori, i ventilatori da collo, le placche termoelettriche, i gilet refrigeranti e vari dispositivi da lavoro, sport, salute e ufficio. Nbc, ripresa da Aol, ha raccontato i mini ventilatori come accessorio fashion e ha scritto che questo segmento potrebbe superare il miliardo di dollari entro il 2033, quasi raddoppiando il valore attuale. Un'altra fonte, Technavio, stima un mercato di quasi un miliardo di dollari tra 2024 e 2029, mentre Mordor Intelligence parla di 8,37 miliardi di dollari nel 2026 e 15,99 miliardi nel 2031: ma non siamo più al gadget stagionale, siamo alla climatizzazione personale. Il Telegraph e il Guardian, in piena ossessione britannica per le heatwave, hanno messo i ventilatori portatili tra gli accessori di moda, Imentre TechRadar, Tom's Guide e Ideal Home hanno trattato il nuovo Dyson HushJet Mini Cool come gadget dell'estate, notando che il prodotto è già andato esaurito una volta. Sony, ha fatto di più: il suo coso si indossa alla base del collo, sotto la maglietta, e non soffia soltanto, raffredda (costa un botto) e regola caldo e freddo con sensori e moduli termoelettrici; non è più "mi faccio aria", ma "mi installo un microclima". Non è che ho caldo, è che il mio corpo è una piattaforma.
Riassunto. C'è il ventilatorino classico da mano, color giocattolo, ricaricabile con Usb-c, che costa come un pranzo mediocre; quello da collo, una specie di cuffia con due bocchette laterali, batteria, flusso verso mento e guance, mani libere, dignità discutibile e praticità assoluta; il modello da scrivania miniaturizzato, quello con clip per passeggino, zaino, ombrellone e bordo del tavolo; quello con nebulizzatore, quello da runner, da anziano, da turista e da gamer.
Dyson ha presentato HushJet Mini Cool di 212 grammi, sei ore di autonomia e aria fino a 25 metri al secondo. Parliamo di una ventola, ma ha preso una funzione elementare e l'ha vestita da ingegneria aerospaziale. Shark, ChillPill e altri modelli hanno scelto la via ventilatore / nebulizzatore / piastra fredda, un kit da sopravvivenza alla fermata dell'autobus. Una ventola, dicevamo, perché il principio fisico non fa miracoli: un ventilatore non raffredda l'aria, la muove, anzi, in teoria aggiunge un filo di calore (effetto mano fuori dal finestrino) e non è condizionamento, è sensazione: il flusso d'aria accelera l'evaporazione del sudore e funziona se hai qualcosa da far evaporare, ma se l'aria è rovente e umida, e se il corpo non disperde più calore, la ventolina serve a niente. Ma nella maggioranza delle situazioni urbane (tram, ufficio, coda, concerto, stadio, taxi senza clima) quel soffio privato trasforma la tragedia. Non risolve il problema, ma lo privatizza, ti dà l'illusione di una bolla climatica personale, è il tuo Suv dell'ascella, il condizionatore neoliberale: non raffresca il mondo, raffresca te. E quando un oggetto viene raccontato insieme dalle pagine shopping, tecnologia, costume e clima, be', significa che ha fatto il salto: non è una stranezza, è un sintomo.
Le multinazionali ovviamente non hanno fiutato la ventolina rosa da dodici euro, ma il diritto individuale al fresco: il caldo globale ha creato la domanda, l'e-commerce la distribuzione, TikTok la vergogna condivisa e abolita, le batterie hanno fatto il resto. Ma che aria mossa, è comfort personale. Si vende molto meglio.
Da noi il mercato è ancora un po' terzomondista, e il passaggio sarà più lento, più comico: ma ci sarà. L'italiano adulto può anche sudare come un imputato in Cassazione, ma, a una ventolina rosa a forma di gatto, preferisce ancora il carcere: perciò a ora la usano turisti, ragazze, anziani, pendolari disperati, ma segnalano anche qualche personcina intelligente. Sinché arriverà il modello nero opaco, quello minimal, designed in London, da palestra, da padel, visto al collo di una rapper troglodita, e allora, chi oggi ridacchia, dirà: "No, ma il mio è diverso". Non sarà più una difesa, ma una scelta. Sempre così. Gli occhiali erano protesi, ora sono montature. Le borracce erano da campeggio, ora sono identità. I cuffioni erano da tecnico del suono, ora fanno Lebron James.
Anche il mini ventilatore riuscirà a convincerci che non lo usiamo perché abbiamo caldo, ma perché siamo avanti: una piccola elica contro l'apocalisse, un niente ricaricabile in uffici dove il termostato è una guerra civile, con estati che cominciano a maggio e finiscono quando vogliono. Tra il sudare immobili, e il sudare ventilati, l'umanità ha già scelto.