Delitto Vannini, ci sarà un Appello bis: "Non è stato un omicidio colposo"

Annullata con rinvio la condanna a 5 anni di Antonio Ciontoli

Ci sarà un nuovo processo d'Appello per l'omicidio di Marco Vannini, il giovane ucciso con un colpo di pistola nel maggio del 2015 mentre si trovava a casa della fidanzata a Ladispoli. Lo ha deciso ieri la Cassazione, disponendo il ritorno in aula per tutta la famiglia di Antonio Ciontoli, il principale imputato. La sentenza della Prima sezione penale della Suprema corte, che ha accolto le richieste delle parti civili e del sostituto procuratore generale della Cassazione Elisabetta Ceniccola, è stata accolta dagli applausi e dalle lacrime di gioia dei parenti e degli amici del ventenne ucciso.

I genitori di Marco Vannini, Marina e Valerio, hanno esultato e si sono abbracciati. Antonio Ciontoli non era presente alla lettura del verdetto. Nella requisitoria il pg aveva chiesto di annullare con rinvio, per il riconoscimento del reato di omicidio volontario con dolo eventuale, la sentenza della Corte d'assise d'appello di Roma del gennaio 2019. I giudici di secondo grado avevano condannato Ciontoli a cinque anni di carcere per omicidio colposo, riducendo sensibilmente le pena di 14 anni inflitta in primo grado. Erano invece state confermate le condanne a tre anni per i due figli di Ciontoli, Martina (fidanzata di Marco) e Federico, e per la moglie Maria Pezzillo. Anche loro, riconosciuti appunto colpevoli di omicidio colposo in entrambi i gradi di giudizio, verranno riprocessati in un Appello bis. La Cassazione ha allo stesso tempo rigettato il ricorso della difesa di Antonio Ciontoli, che lamentava il riconoscimento dell'aggravante della previsione dell'evento morte e quindi l'eccessiva entità della pena di 5 anni.

L'aula di ieri era gremita e molta gente è rimasta in corridoio. La mamma di Marco Vannini ha avvertito un lieve malore. «Veramente non ci speravo più - ha detto poi -. Sono troppo felice, Marco ha riconquistato rispetto e la giustizia ha capito che non si più morire a vent'anni». E ancora: «Avevo perso la fiducia, ma questa sera posso dire che la giustizia esiste e vado a testa alta, non si molla, e Marco avrà giustizia. La verità non la sapremo mai, ma ringrazio tutte le persone che ci sono state vicine».

In piazza Cavour, davanti al Tribunale, alcuni familiari di Marco hanno esposto un grosso striscione: «Giustizia per Marco Vannini». Una piccola folla ha accolto i genitori con un applauso. «Abbiamo perso tante battaglie, ma quella più importante l'abbiamo vinta noi», ha dichiarato papà Valerio. Nella sua arringa l'avvocato di parte civile Franco Coppi, nel chiedere un nuovo processo d'Appello, ha denunciato: «Ciontoli ha seguito passo per passo l'agonia di Marco Vannini, pensando solo a salvare il suo posto di lavoro. La morte del ragazzo avrebbe portato via l'unico testimone di quello che è successo nell'abitazione di Ladispoli». Poi la ricostruzione della famiglia della vittima: Vannini «è stato colpito da un'arma micidiale, lo sparo gli ha trapassato cuore e polmone, e una costola, e si è fermato sotto i muscoli del petto. Il cuore di Marco ha continuato a pompare sangue fino alla fine (per 110 minuti, ha spiegato il pg, ndr), si sarebbe salvato se lo avessero soccorso, come ha riconosciuto con onestà lo stesso consulente della difesa».

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