La democrazia della Boldrini

Laura Boldrini è una donna di grande sintesi. Uno di quei rari personaggi che in poche parole riesce a sgretolare molteplici miti di bonomìa ed edificare solidissimi muraglioni di pregiudizi.

La democrazia della Boldrini

Laura Boldrini è una donna di grande sintesi. Uno di quei rari personaggi che in poche parole riesce a sgretolare molteplici miti di bonomìa ed edificare solidissimi muraglioni di pregiudizi. Giovedì, ospite di Piazza Pulita, ha ricamato un piccolo capolavoro di spocchia sinistra in pochissime parole. Un bignami su quanto l'idea di democrazia del Partito Democratico sia alquanto poco democratica. Il suo è stato una ragionamento palmare: Giorgia Meloni non potrebbe governare nemmeno se vincesse le elezioni. Oh, l'ha detto davvero, c'è il video. Quasi una liberazione, con la elle minuscola, ovviamente; ha reso plasticamente quel mostruoso complesso di superiorità che rende molta sinistra allergica alle urne: cioè l'ipotesi che possa vincere qualcosa che non sia la sinistra stessa. In trenta secondi ha liquidato qualche millennio di democrazia.

Ecco le motivazioni, ora utilizzate nei confronti della leader di Fdi, ma sempre valide per essere usate per randellare qualsivoglia nemico: «Reazionaria e oscurantista, non abbastanza improntata all'europeismo, che non sa prendere le distanze dall'estremismo che la infiltra e che non è liberale». Massì, ma allora, cara Boldrini e caro Pd, facciamo direttamente una cosa: smettiamola con questo vezzo - vetusto e costoso - delle elezioni, con la sciocca illusione che il popolo sia sovrano, che i cittadini possano scegliere i loro politici e il loro governo. E ogni cinque anni rieleggiamo direttamente tutti gli esponenti della sinistra. Intanto è questa la democrazia a misura di Pd. Una sinistra molto liberale, vero?

Ps: A proposito, che fine ha fatto la famosa boldriniana solidarietà femminile? Perché questo, nei confronti della Meloni, sembra proprio un linciaggio mediatico.

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