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"Devono avere paura, è guerra". L'esultanza di Carc e collettivi

La sinistra estrema sui social: "Sbirri feriti, potevate pensarci prima...". L'asse con gli islamisti. E in rete gira il manuale per "difendersi" dalle forze dell'ordine

"Devono avere paura, è guerra". L'esultanza di Carc e collettivi
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Quelle di Torino sono immagini che hanno scosso l'Italia. Agenti feriti, strade distrutte, una violenza che ricorda tempi bui del nostro Paese. Ma c'è chi per quella barbarie ha gioito, rivendicando il diritto a far valere la legge del più forte, confondendo il diritto di manifestare con quello di rischiare di uccidere chi, come le forze dell'ordine, garantisce a noi un concetto che molti non amano, la sicurezza.

"Sono state ore molto intense, l'aria irrespirabile, la polizia nervosa. Ma migliaia di persone hanno resistito e rispedito al mittente l'arroganza di chi ci vuole solo spaventati e silenti. L'Italia è partigiana", scrivono dal Collettivo Universitario Autonomo (Cua) di Torino, condividendo le foto degli scontri, esaltando la loro "promessa mantenuta" e alzando il tiro sostenendo che "il futuro comincia adesso". Ma c'è anche chi, con una Torino in preda al disastro sullo sfondo, scrive "potevate pensarci prima", in riferimento ai poliziotti feriti.

Mentre il network degli antagonisti torinese prende di mira la premier Meloni, il presidente del Senato La Russa e il ministro dell'Interno Piantedosi: "È un bene che abbiano paura, in questo paese siamo in molti a non essere disposti a subire politiche securitarie, razziste, omofobe e guerrafondaie". Quindi non possono stupirsi se c'è chi decide di reagire con la violenza.

Il partito dei Carc usa lo stesso tono, chiosando con la "solidarietà a tutti i fermati, i denunciati, gli arrestati, ai compagni e alle compagne ferite". Nessuno di loro ha mai nemmeno lontanamente menzionato chi quelle ferite non avrebbe dovuto averle: gli uomini e le donne in divisa. Gruppi Telegram. Instagram e Whatsapp in cui circolano i medesimi comunicati eversivi, ma anche le indicazioni per eludere i controlli.

C'è chi avverte ad ogni minimo movimento della Digos, chi segnala i posti di blocco, chi segnala gli "sbirri in posizione". Si tratta di una rete perfettamente organizzata che ha fornito un servizio di assistenza legale a disposizione per tutta la durata della manifestazione, consci che gli scontri si sarebbero verificati. O meglio, che loro sarebbero riusciti a provocarli. Un intero depliant in cui viene spiegato ai partecipanti quali siano i propri diritti in caso di fermo, cosa dire o meno alla polizia, chi avvertire.

Qui il tema che si apre, quindi, va a svelare un vero e proprio sistema dell'eversione, finalizzata solo ed esclusivamente a generare caos, che può contare su anarchici, sigle studentesche, gruppi extraparlamentari di estrema sinistra, e ora anche i palestinesi.

Una novità non certo di sabato pomeriggio, ma la complicità tra mondo ProPal e gruppi violenti assume una portata maggiore se si conta la rabbia scaturita dall'arresto di Mohammad Hannoun e dei suoi sodali, su cui pende l'accusa di rappresentare la cupola di Hamas in Italia. Persone che forse si sentivano protette, che frequentavano certi ambienti istituzionali, e che oggi, invece, sono dietro le sbarre.

C'è chi tra loro non ha più niente da perdere, e lo si è tristemente visto: per questo pensano di potersi permettere il lusso di gioire per aver scatenato il panico in città. E sentono di avere un alleato altrettanto forte, rappresentato dalle varie associazioni palestinesi. Un binomio che va fermato al più presto.

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