La didattica a distanza non è per tutti. Tre ragazzi su dieci "irraggiungibili"

Ancora troppi senza tablet e connessione, al Sud sono il 40%. Il ministero: "Arriveremo fino all'ultimo dei nostri studenti"

La didattica a distanza non è per tutti. Tre ragazzi su dieci "irraggiungibili"

La storia di Giulio è stata una di quelle finite bene e in fretta. Giulio ha 12 anni e abita nella campagna di Pomone a Scansano, nella Toscana quella bella, da cartolina. Ma senza connessione. Niente internet, niente scuola. Impossibile agganciarsi alla classe virtuale, vedere i compagni, seguire le lezioni di Dad, acronimo che sta per didattica a distanza, unico appiglio alla scuola in questo mondo rovesciato dal coronavirus. Ma Giulio non si era perso d'animo. Ogni mattina prendeva tavolo, sedia, cartella e cellulare e percorreva un chilometro, fino ad arrivare al posto più vicino dove riusciva a connettersi: sul ciglio della strada. Apriva tavolino e sedia, e faceva lezione. La sua storia è arrivata a Roma e in una manciata di giorni Giulio ha potuto accorciare le distanze con la sua scuola grazie a una connessione casalinga. Ma quanti Giulio ci sono in Italia che magari non devono percorrere un chilometro a piedi, ma non hanno la possibilità di seguire le lezioni? Quanti ragazzi diventati invisibili per colpa del virus? Ragazzi come Giuseppe, 7 anni e mezzo, che abita nel quartiere Zen di Palermo. In casa niente computer. Solo un telefonino, quello della mamma da condividere per tutta la famiglia. La sua «didattica a distanza» per mesi è stata un messaggio whatsapp con i compiti spediti dalla maestra. Finchè non è arrivato un provvidenziale iPad dalla Fondazione l'Albero della Vita. Casi isolati? Non tanto. In Italia un terzo delle famiglie non ha un computer o un tablet, secondo l'impietosa fotografia dell'Istat scattata qualche giorno fa proprio in piena emergenza covid. Il 47% ne ha solo uno da condividere con i fratelli e i genitori in smartworking. Ragazzi che rischiano di rimanere ai margini. Ragazzi in una situazione già di fragilità, spesso con diabilità che ora sono a rischio di totale esclusione. Al sud 4 su 10 non hanno un tablet o un pc: in Calabria sono quasi la metà (il 46%) mentre dall'altro capo dell'Italia in Lombardia più di 7 famiglie su 10 hanno un computer e moltissimi forse uno per componente. È l'Italia a due velocità. Che ora deve riallinearsi. Il ministero si sta impegnando per colmare questi vuoti storici del nostro Paese: i finanziamenti per l'acquisto di computer e tablet sono stati in due riprese di 80 e 70 milioni di euro con un monitoraggio continuo alla ricerca proprio dei ragazzi invisibili. «Abbiano bisogno di arrivare fino all'ultimo dei nostri studenti. Nessuno deve rimanere indietro», ha detto il ministro Azzolina. E ora sono quasi arrivati a copertura totale. Ieri Valentina Aprea, responsabile nazionale del dipartimento istruzione di Forza Italia, ha presentato un piano per «reinventare» la scuola. In tre punti: sicura, competente, digitale. «Ci sono zone del paese non coperte dalla banda ultralarga. La sfida della scuola deve essere quella di dotare ogni studente di un device e connettere ogni zona del paese». Perché «didattica a distanza» in questo preciso momento non significa solo «apprendimento» ma resta l'unico appiglio a una dimensione sociale che dà un po' di «normalità» a una situazione che di normale non ha proprio niente.

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