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Disappunto di Meloni. Ma evita polemiche in vista dell'incontro di venerdì con Rubio

Si lavora a bilaterale con Trump a margine del G7. Tajani: il governo sostiene Leone

Disappunto di Meloni. Ma evita polemiche in vista dell'incontro di venerdì con Rubio
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nostro inviato a Yerevan (Armenia)

Ormai le sortite di Donald Trump non sono più una novità. E anche a Palazzo Chigi e alla Farnesina iniziano a guardarle con il giusto distacco. Giorgia Meloni è rientrata a Roma all'alba di ieri, dopo aver partecipato in Armenia all'ottavo vertice della Comunità politica europea ed essere poi volata in Azerbaijan per una faccia a faccia con il presidente azero Ismail Aliyev per consolidare - soprattutto sul fronte dei volumi - le forniture di gas e petrolio all'Italia. E a Yerevan, ai piedi del monte Ararat che dalla Turchia incombe sulla capitale armena, il convitato di pietra è stato proprio Trump.

Appena rientrata a Roma, formalizzata un'agenda che venerdì alle 11.30 vede in programma un bilaterale a Palazzo Chigi con il segretario di Stato americano Marco Rubio, per Meloni sono ancora una volta gli affondi del presidente americano a tenere banco. A meno di non voler credere che Rubio abbia deciso di provare a ricucire personalmente con Papa Leone XIV e con il corposo pezzo di elettorato cattolico filo-repubblicano senza la benedizione di Trump - circostanza alquanto inverosimile - è infatti altamente probabile che il tycoon abbia nuovamente voluto usare la strategia del "bastone e carota". E, dunque, manda Rubio in Vaticano a cercare di ricucire, ma allo stesso tempo ribadisce le critiche al Pontefice ("ritiene giusto che l'Iran abbia l'arma nucleare, il Papa mette in pericolo i cattolici"). Che è più o meno speculare all'approccio avuto da Meloni a Yerevan: conferma l'incontro con Rubio ma non lesina critiche a Trump.

D'altra parte, il rapporto è ormai incrinato, ovviamente nella consapevolezza che un canale con Washington va comunque tenuto aperto in modo costruttivo. Di necessità, virtù. Ed è questa la ragione per cui in alcuni ambienti diplomatici si è auspicata una visita di Meloni alla Casa Bianca, scenario che pare non convincesse affatto la premier, visto che difficilmente non sarebbe stata letta come una sorta di visita riparatoria se non una resa. Ed è questa la ragione per cui, al netto delle tensioni, Meloni sarebbe sollevata di togliersi il dente che duole ricevendo Rubio a Palazzo Chigi. E più avanti, magari, con un bilaterale in campo neutro a margine del G7 francese di Évian a metà giugno. Uno scenario che si sta valutando, ovviamente al netto del fatto che ad oggi è più probabile che il presidente americano partecipi da remoto piuttosto che essere fisicamente nell'Alta Savoia.

Così, l'ultimo affondo di Trump fa rumore quanto basta. Questa volta Meloni sceglie di non intervenire pubblicamente ma il disappunto è palpabile. Ed è il ministro degli Esteri Antonio Tajani a mettere nero su bianco la posizione dell'esecutivo italiano. "Gli attacchi al Santo Padre - dice - non sono né condivisibili né utili, il governo sostiene ogni parola del Pontefice". Una presa di posizione netta, anche alla luce del fatto che lo stesso Tajani avrà un pranzo di lavoro con Rubio. E sui cui si allinea pure l'altro vicepremier Matteo Salvini. "Il Papa non si discute, si ascolta", dice il leader della Lega.

Una distanza, quella con Washington, che sembra allargarsi sempre più.

Esattamente come sta accadendo in Europa. "Un accordo è un accordo, ma siamo pronti a tutto", ha detto ieri a Yerevan Ursula von der Leyen in chiusura del summit. Una replica piuttosto secca alla minaccia di Trump di nuovi dazi sulle auto.

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