"Una parte del mondo gay che si sente dentro un sistema di potere discrimina in modo razzista una minoranza che percepisce come più debole. È una dinamica che ricorda tantissimo i campi di concentramento, quando i tanti ebrei omosessuali, identificati con i famigerati triangoli rosa, subivano una discriminazione nella discriminazione, trattati come untermenschen, meno degli uomini". Il massmediologo gay ed ebreo Klaus Davi racconta al Giornale il suo malessere per l'esclusione dal Gay Pride degli omosessuali di religione ebraica. "È chiaro che è un segnale al nuovo establishment del Pd e a chi sul terrorismo psicologico anti Israele ha costruito la propria leadership, mettendo in imbarazzo alcuni sindaci che hanno preferito rinunciare al simbolo".
Insomma, è una forma di razzismo, altro che diritti civili...
"Un italiano di religione ebraica, che magari vive qui da dieci, quindici generazioni, diventa un cittadino di Serie C".
E tutto per qualche voto...
"Serve per acquistare meriti politici anche nei movimenti proPal tipo la Flottilla, un fenomeno che ha inquinato anche il mondo gay".
Eppure mentre l'Islam i gay li butta dalle torri, Israele è uno dei Paesi più gay friendly del mondo.
"È anche quello che tutela i gay nel mondo arabo, basta andare nei locali di Tel Aviv o a Gerusalemme, ci sono arabi omosessuali da Libano, Siria e Egitto, persino da Gaza. Sono posti che salvano vite e rappresentano un forte fattore di integrazione delle comunità Lgbt".
Non si sente un po' la puzza di nazismo di ritorno?
"Assolutamente. Il filosogo Bruno Bettelheim, nel suo libro Cuore vigile, racconta dell'emarginazione dei gay ebrei nei ghetti. C'è tanta letteratura sul tema. È un'emarginazione al cubo che il Gay Pride sta scimmiottando".