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La disoccupazione è ai minimi storici. Tasso giù al 5,7%. Meloni: "Avanti così"

Giorgetti: "Non taglieremo il welfare per le spese di difesa". Il Financial Times fa finta di nulla e spara critiche alla premier

La disoccupazione è ai minimi storici. Tasso giù al 5,7%. Meloni: "Avanti così"
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Il nuovo minimo storico della disoccupazione certificato dall'Istat a novembre 2025 scatta una fotografia che va ben oltre il singolo dato congiunturale. Il tasso di persone senza lavoro è sceso infatti al 5,7%, in calo di 0,1 punti rispetto a ottobre e al livello più basso dall'inizio delle serie storiche nel 2004. Un risultato che assume un valore ancora più significativo nel confronto europeo, dal momento che l'Italia si colloca al di sotto sia della media dell'Ue sia di quella dell'area euro.

Il miglioramento riguarda anche i giovani: la disoccupazione tra i 15 e i 24 anni è calata di 0,8 punti attestandosi al 18,8%, segnale incoraggiante su uno dei fronti più critici. Nel quadro generale l'unico elemento di cautela è rappresentato dall'aumento del tasso di inattività, salito al 33,5%, con 72mila inattivi in più tra i 15 e i 64 anni rispetto al mese precedente. Un dato che va letto però alla luce del confronto annuo, decisamente più confortante: rispetto a novembre 2024 diminuiscono sia le persone in cerca di lavoro sia gli inattivi. A novembre gli occupati erano 24 milioni e 188mila. Il lieve calo congiunturale di 34mila unità porta il tasso di occupazione al 62,6 per cento (-0,1 punti) non scalfisce il trend di medio periodo. Su base annua, infatti, sono aumentati di 179mila unità, grazie soprattutto alla crescita dei dipendenti permanenti e degli autonomi.

Numeri che il governo ha rivendicato con forza. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha sottolineato come "gli ultimi dati Istat confermano un segnale importante: la disoccupazione scende ai livelli più bassi mai registrati dall'inizio delle rilevazioni e, su base annua, l'occupazione continua a crescere", assicurando che l'esecutivo continuerà a sostenere chi crea lavoro e investe, "guardando con determinazione al futuro". Sulla stessa linea il ministro del Lavoro Marina Calderone, che ha rimarcato come il tasso italiano sia "al di sotto della media Ue e dell'area euro", parlando di "una buona notizia per l'Italia".

È proprio questo quadro a rendere più che discutibili le critiche del Financial Times, che pur riconoscendo la stabilizzazione dei conti pubblici sostiene che l'economia italiana sia in difficoltà e che il governo abbia realizzato "deludentemente poco" in tema di riforma strutturali, gestione del Pnrr e incremento della produttività e della crescita. Una lettura che appare molto politica ( e che utilizza gli stessi argomenti delle opposizioni) e poco legata ai fatti: non solo il record degli occupati, ma anche il miglioramento del giudizio delle agenzie di rating, l'aumento del potere d'acquisto e della propensione al risparmio raccontano un Paese meno fragile di quanto descritto dal quotidiano, che fino a poche settimane fa elogiava l'Italia proprio per il ritorno alla disciplina fiscale.

In questo contesto si inseriscono anche le parole del ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, che al Question Time al Senato ha ribadito un approccio improntato alla prudenza. Solo con un deficit sotto il 3% potrà partire "il procedimento di uscita dalla procedura per disavanzo eccessivo".

In quel caso, ha aggiunto, sarà possibile confermare "un incremento graduale della spesa per sicurezza e difesa con un'incidenza sul Pil fino a 0,5 punti entro la fine del triennio", chiarendo che grazie alla clausola di salvaguardia "non comporterebbe nessuna rinuncia alle principali priorità di natura sociale". C'è ancora molto lavoro da fare, ma l'Italia di oggi è indubbiamente più solida di ieri.

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